Il 25 aprile è stata approvata in prima lettura dal Parlamento europeo (374 a favore, 278 contro), la Proposta di Direttiva IPRED2, sulle misure penali finalizzate ad assicurare il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale. Per molti aspetti presenta novità preoccupanti, ad esempio per quanto concerne le attività investigative dei detentori dei diritti/parti lese.
Di positivo c'è l'introduzione del concetto di "scala commerciale", con il quale si intende finalmente distinguere la vera e propria "pirateria" commerciale e organizzata dagli atti commessi da utenti finali senza scopo di lucro, rispetto ai quali si esclude l'applicazione di sanzioni penali. Si tratta certo solo di un primo passo, l'auspicio è che nel passaggio in Consiglio e poi in Parlamento in seconda lettura si trovi lo spazio perché il concetto di "scala commerciale" possa essere meglio definito al fine di evitare che, successivamente, nell'attuazione della Direttiva in Italia si riaprano pericolosi spazi di interpretazione (sfavorevoli agli utenti). Altroconsumo, come è noto, aveva supportato per il voto in plenaria emendamenti molto più dalla parte del consumatore.
Continua comunque a sfuggire al legislatore italiano ed europeo che per combattere il dilagare di quella che spesso viene ancora definita genericamente come "pirateria", forse la misura più appropriata dovrebbe essere quella di garantire il funzionamento di un mercato legale dei contenuti digitali in Rete, considerato che la tecnologia lo permette da tempo, ma che gli interessi sovrastanti delle major non lo consentono ancora. Non a caso con la petizione online lanciata lo scorso gennaio perché sia modificata la legge sul diritto d'autore, alla quale hanno aderito oltre 14.000 cittadini-consumatori, Altroconsumo, oltre a chiedere che siano eliminate le sanzioni penali per chi scarica e condivide in Rete contenuti protetti senza scopo di lucro, rivendica, per quanto riguarda i contenuti digitali, il diritto dei consumatori all'accesso ad un mercato libero, trasparente e concorrenziale. Di questa legittima richiesta, la proposta di Direttiva in oggetto purtroppo non si occupa affatto, e non è un caso.
La sua genesi si inquadra infatti ancora nell'ambito di quegli interventi normativi che, nel tentativo di rafforzare la tutela della proprietà intellettuale (ricorrendo all'applicazione di sanzioni penali anche oltre i casi di vera pirateria), rappresentano un sempre più evidente strappo al tessuto giuridico condiviso e continuano a calpestare i diritti degli utenti, non raggiungendo in ogni caso l'obiettivo che dovrebbe corrispondere all'interesse generale, ovvero accompagnare il diritto d'autore nel mercato digitale del terzo millennio.