Dal dicembre del 2003 è in vigore un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea e regolamenta il settore delle “acque destinate al consumo umano”. Le acque per il consumo umano devono essere pure, non devono contenere microrganismi e parassiti né altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute.
In genere per le nostre inchieste facciamo una selezione dei parametri da
controllare tra tutti quelli previsti dalla legge. Si tratta delle sostanze che
riteniamo più rappresentative della qualità e della tipologia di acqua,
come il calcio, la durezza (la legge suggerisce che sia compresa tra 15 e 50
°F), fluoruri (valore limite: 1,5 mg/l), cloruri (limite: 250 mg/l, danno un
cattivo sapore all’acqua), solfati (250 mg/l al massimo, per lo stesso
motivo dei cloruri). Poi vi sono alcuni inquinanti che testimoniano una
contaminazione riconducibile a cause precise, come i nitrati (che per legge non
devono superare i 50 mg/l). I metalli pericolosi, come l’arsenico (10 µg/l), il
cromo (50 µg/l), il nichel (20 µg/l) e il piombo (25 µg/l, ma entro il 2013 il
limite scenderà a 10 µg/l). I metalli che cambiano il sapore dell’acqua, come il
ferro (200 µg/l), il manganese (50 µg/l), l’alluminio (200 µg/l).
Infine andiamo alla ricerca dei composti organoalogenati,
la cui presenza è regolamentata per legge perché è il sintomo di un inquinamento
da solventi industriali o di sottoprodotti della disinfezione delle acque. Per
la somma dei due solventi trielina e tetracloroetilene il limite di legge è di
10 µg/l, mentre per la somma dei quattro tiralometani (cloroformio, bromoformio,
dibromoclorometano e bromodiclorometano) il limite è di 20 µg/l.
L’acqua del
rubinetto è sottoposta a un duplice controllo. Interno, effettuato dal gestore
dell’acquedotto (si va da controlli quotidiani in alcuni acquedotti fino a un
controllo mensile in altri). Esterno, eseguito dalla Asl competente per
territorio con una cadenza che varia a seconda della qualità dell’acqua, dei
rischi di contaminazione, della popolazione servita.
L’acqua superficiale, più esposta all’inquinamento, viene sottoposta a un trattamento di potabilizzazione completo, mentre quella di falda, decisamente la più usata in Italia, subisce solo alcuni trattamenti a scopo cautelativo. Vediamo in breve quali sono, tenendo presente che non tutti gli acquedotti li usano tutti.