Facendo leva sui timori legati alla qualità dell'acqua, fiorisce il mercato dei filtri casalinghi: una spesa corposa che può tranquillamente essere evitata. Il rubinetto, sottoposto a controlli severi e giornalieri, è una garanzia. A volte, però, luoghi comuni e scarsa informazione portano a convinzioni errate e a preoccupazioni, spesso infondate, sull'acqua da bere. Alimentate dalla persuasione della pubblicità.
Perché i filtri non servono
I filtri domestici possono correggere il sapore di cloro o eliminare le eventuali tracce di alcuni inquinanti, ma questa proprietà si rivela inutile visto che già in partenza l'acqua di rete è pulita e quando sono presenti tracce di sostanze indesiderate sono sempre al di sotto dei limiti di legge.
Peraltro, se non si fa una manutenzione più che egregia, gli impianti di filtrazione possono essere un insidioso ricettacolo di batteri. Inoltre addolciscono troppo l'acqua, scendendo sotto il limite di durezza consigliato per legge: un eccesso che alla lunga potrebbe rappresentare un problema per alcune categorie di persone, come bambini e anziani.
Una spesa che si può evitare
Davvero filtrare l'acqua costa poco, come promette la pubblicità? A meno di particolari problemi nell'acqua di rete della vostra zona (invitiamo i gestori degli acquedotti a fare più attenzione al processo di disinfezione, in particolare ai cloriti) spendere soldi per acquistare un impianto è una spesa inutile e corposa: l'investimento iniziale si aggira in media sui 2.000 euro, cui vanno aggiunte le spese di manutenzione periodica. Se pensate che ci sia qualcosa che non va, fatevi analizzare l'acqua di casa. In caso di problemi è l'acquedotto che deve intervenire, le soluzioni casalinghe rendono poco.
Se invece il problema è il gusto, e in effetti l'acqua potabile non ha sempre
un buon sapore, comprate quella in bottiglia: alla fine dell'anno almeno avrete
risparmiato un po' di soldi rispetto a un impianto di filtrazione
domestica.