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Acqua in brocca

1 settembre 2007

L'acqua dei nostri rubinetti è potabile, controllata di continuo e sottoposta a leggi restrittive. Non lo diciamo solo noi, ma anche i risultati delle analisi quotidiane delle Asl.
Servono allora tutti gli strumenti presenti sul mercato per pulire l'acqua di casa? Dopo aver messo alla prova gli impianti di depurazione domestica, abbiamo deciso di testare le brocche con filtro.

Come funziona la caraffa
Funzionano tutte allo stesso modo: vanno riempite con acqua di rubinetto (in modo che passi sull'apposita cartuccia filtrante) e poi conservate in frigorifero. Le caraffe hanno un recipiente da 1-1,5 litri di volume, un imbuto con l'alloggiamento per la cartuccia, la cartuccia filtrante e un coperchio dotato di contatore (può misurare i litri, il tempo o il numero dei riempimenti), che serve come promemoria per il ricambio delle cartucce. La cartuccia dura circa un mese e rimane sempre immersa nell'acqua, svolgendo così la funzione filtrante. Al suo interno, un granulato di resina a scambio ionico (serve ad abbassare la durezza dell'acqua) e di carbone attivo (trattiene il cloro e gli eventuali composti organici e inquinanti presenti nell'acqua). Per evitare la proliferazione batterica, in alcuni casi, le cartucce vengono addizionate con un composto a base di argento che ha proprietà battericide.

Brocche senza senso
L'acqua filtrata dalle 5 caraffe è stata messa a confronto con quella dell'acquedotto di Milano per un periodo di circa un mese (il tempo medio di durata delle cartucce filtranti).

Abbiamo testato le brocche, simulando l'uso che si farebbe in famiglia per servire a tavola l'acqua con i principali pasti della giornata.

L'utilizzo della brocca per filtrare l'acqua del rubinetto è praticamente inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell'acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell'acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l'aumento di nitriti) dell'acqua.

Non bevete i luoghi comuni
L'acqua che arriva nelle nostre case è potabile e può esser bevuta da tutta la famiglia, bambini compresi. Uno dei motivi per cui la maggior parte delle persone snobba l'acqua del rubinetto è la sua durezza, ovvero il contenuto di calcio e magnesio misurato in gradi francesi (°F). Tuttavia è sbagliato pensare che un'acqua meno dura (più dolce) faccia meglio alla salute: l'acqua è più povera di sali minerali importanti per l'organismo.

Al contrario, addolcire troppo l'acqua (arrivando magari a 0°F) può causare danni ben più importanti: non solo si impoverisce di sali utili all'organismo, ma se ne altera l'equilibrio, diventando così aggressiva nei confronti dei materiali con cui entra a contatto (per esempio i contenitori metallici e le decorazioni su ceramica).

Se è il cattivo gusto a tenervi alla larga dall'acqua di casa, fate un tentativo: provare a far decantare l'acqua di rubinetto qualche minuto prima di berla o conservatela in frigorifero in una bottiglia di vetro ben chiusa. Sapore e odore risulteranno decisamente migliori.

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