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Acrilammide: più a rischio i cibi cotti ad alte temperature

1 gennaio 2003

La tossicità di questa sostanza era fino a pochi anni fa  legata a utilizzi industriali. Dopo la scoperta di acrilammide in alcuni alimenti è cresciuto l’allarme.

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L’acrilammide è un composto sintetico impiegato in diversi utilizzi industriali. Ma si può trovare anche negli imballaggi, nei cosmetici e nei prodotti per l’igiene personale; inoltre, si sviluppa nel fumo del tabacco.

Che sia nociva per inalazione o contatto si è sempre saputo, ma l’allarme è cresciuto dopo la scoperta che l’acrilammide si annida anche in alcuni alimenti.

Verso la fine degli anni Novanta un gruppo di ricercatori svedesi, durante uno studio sull’impatto di questa sostanza su coloro che vi erano esposti per motivi di lavoro, ha scoperto che anche persone senza alcun contatto con l’acrilammide ne presentavano un tasso elevato nel sangue.

Solo lo scorso aprile la ricerca ha dato una risposta al quesito: è stata scoperta la presenza di acrilammide in alcuni alimenti, in particolare quelli a base di patate e cereali cotti a elevate temperature, seppur in quantità tali da rendere poco probabili danni seri all’organismo umano.

Potete consultare i risultati di queste ricerche su www.slv.se (in inglese) e  www.bag.admin.ch.

Per coordinare gli studi sull’acrilammide nell’alimentazione, l’Organizzazione mondiale della sanità ha promosso via Internet una rete internazionale di ricerca (www.who.int/fsf/Acrylamide/researc.htm).

Per saperne di più sull’acrilammide, sui possibili danni sulla salute, sulle precauzioni da adottare in cucina, sui dati raccolti dall’Oms su alcuni alimenti, leggete il nostro articolo.



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