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Fast Food: poco responsabili

1 febbraio 2007

Altroconsumo ha voluto dedicare un’inchiesta alle catene di ristoranti (Ciao, Spizzico, Brek, Rossopomodoro, Pastarito e Pizzarito, Rita, Piazza Italia) e fast food (Burger King, Mc Donald’s) puntando la lente su un aspetto particolare: la sensibilità mostrata per l’ambiente, i diritti dei lavoratori, la provenienza delle materie prime, la trasparenza verso i consumatori.

Risultati dell'inchiesta

Deludenti i risultati: scarse risposte, scarsa attenzione per ambiente e lavoratori, scarsa o nulla sensibilità per la trasparenza. Nessuna delle aziende coinvolte nell’inchiesta ha avuto per nessun aspetto un risultato del tutto rispondente alle nostre aspettative e molte meritano sonore bocciature.
Il settore della ristorazione non mostra una grande sensibilità sociale: né in Italia né a livello europeo. Sono pochi i rapporti aziendali disponibili e dalle informazioni raccolte a livello europeo attraverso i nostri questionari spediti ai ristoranti (molti non sono stati neanche compilati) non indicano un impegno forte in nessuna azienda.
Dall’inchiesta risulta che non c’è mai o quasi mai un impegno attivo per un minore impatto ambientale, per la tutela della salute e della sicurezza, per un migliore trattamento dei lavoratori. Gli unici veri sforzi vengono fatti solo dopo pressioni dell’opinione pubblica o dopo campagne promosse da associazioni ambientaliste o di tutela dei consumatori. Un esempio è la catena di fast-food Mc Donald’s che – investita da molte critiche negli ultimi anni - sta collaborando con associazioni come Greenpeace e Peta (protezione degli animali) per migliorare la propria condotta sociale.

Un problema è anche quello del franchising (un privato apre il suo ristorante usando marchio e prodotti della catena): non è chiaro se i diversi gestori aderiscano o meno agli standard dell’azienda che cede il marchio. Inoltre le differenze – all’interno della stessa azienda – ci sono anche fra paese e paese (ad esempio McDonald’s Italia è gestito diversamente da McDonald’s Svizzera). I giganti della ristorazione, che servono milioni di pasti al giorno con fatturati colossali, dovrebbero impegnarsi di più per fissare regole minime valide in tutti i paesi e in tutti i ristoranti che esibiscono il loro marchio. Se si può servire lo stesso piatto ai quattro angoli del mondo, perché invece le regole devono cambiare? Le aziende più piccole, che operano solo a livello nazionale, hanno un impatto sociale minore, ma comunque non trascurabile.
Per quanto riguarda l’Italia, catene di ristoranti e fast food escono male da quest’indagine, soprattutto per il rifiuto di fornire informazioni sulle loro condotte e politiche.



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