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Non è tutto tè quel che bevi

1 agosto 2007

Nella bevanda regina dell'estate, l'ingrediente principale - il tè - è davvero scarso. Ci sono però i coloranti che danno la classica tonalità ambrata e lo zucchero in quantità industriale. Altro che claim salutistici: leggete bene le etichette.

Tanto, troppo zucchero
Quante volte abbiamo preferito un bicchiere di tè freddo, invece di una bibita gassata, convinti di aver fatto una scelta salutare e più attenta in termini di calorie. Al di là dei gusti personali, la decisione è discutibile: l'apporto calorico del tè freddo è piuttosto alto, in media circa 70 kcal per bicchiere. In altre parole, nel tè c'è tanto, troppo zucchero.

Tradotto in calorie significa che un bicchiere di tè apporta da un minimo di 59 kcal circa a un massimo di 85 kcal circa.

Lo stesso discorso vale, più o meno, per i prodotti deteinati: in media il contenuto in zuccheri è più ridotto (7,6 g ogni 100 ml) e l'apporto calorico per bicchiere solo di poco più basso (60 kcal).

Non abboccate ai claim sul fruttosio. Non serve semplicemente scegliere questo zucchero al posto del saccarosio per essere una bevanda meno zuccherina: bisogna usarne quantitativi inferiori. L'apporto calorico del fruttosio, infatti, a parità di concentrazione, è analogo o di pochissimo inferiore a quello garantito dagli altri zuccheri.

Cocktail di dolcificanti
Se dopo questa rivelazione, pensate di optare per i prodotti light, leggete bene l'etichetta: spesso vengono usati cocktail con più edulcoranti intensivi, meglio noti come dolcificanti (i sostituti artificiali dello zucchero), non consigliabili a tutti (soprattutto ai bambini).

In tutti i campioni si fa ricorso a cocktail di almeno due dolcificanti intensivi (aspartame e acesulfame K): in due casi se ne aggiunge addirittura un terzo, il ciclammato di sodio.

Niente allarmismo. Le quantità riscontrate rientrano entro i limiti di legge, ma è meglio non esagerare: consumare altri alimenti a base di dolcificanti potrebbe portare a superare la dose giornaliera accettabile.

Ricordiamo che il consumo di aspartame e acesulfame K è tollerabile in un individuo adulto (fatta eccezione per chi soffre di fenilchetonuria, che deve evitare l'aspartame); diversamente è sconsigliabile a tutti il consumo di alimenti che contengono l'acido ciclammico e i suoi sali.

Scoperte dall'etichetta
La legge sull'etichettatura alimentare obbliga i produttori a riportare sulla confezione la quantità di un ingrediente che figura nelle denominazione di vendita (nel tè al limone, vale appunto per il tè). Eppure molti prodotti non fanno cenno alla quantità usata nella preparazione. I restanti la specificano, ma l'estratto utilizzato è pochissimo, da 0,1 a 0,2%. Quantità basse che non fanno fare una gran bella figura alle bevande che le indicano né tanto meno a quelli che le nascondono.

Caffeina sotto controllo
La quantità di caffeina varia molto, anche fino a 100 volte. In alcuni prodotti la quantità è davvero bassa: senza dubbio una bella notizia per la nostra salute perché la caffeina va consumata sempre con moderazione. Un bicchiere di tè freddo (circa 200 ml) apporta da un minimo di 0,4 mg di caffeina a un massimo di 37 mg di caffeina: dovremmo bere tre bicchieri della bevanda più ricca in caffeina per assumerne una quantità paragonabile a quella contenuta in una tazzina di caffè (circa 100 mg).

Alcuni dei tè classici in commercio hanno un contenuto di caffeina paragonabile più o meno a quello dei deteinati.

Poco tè, troppi coloranti
Se la presenza di poca caffeina è un punto a favore della salute, lo stesso non si può dire per la qualità: concentrazioni basse rispecchiano senza dubbio scarse quantità di estratto di tè nella preparazione della bevanda. In molte bevande, di tè ce n'è davvero poco.

Per dare un tono ambrato all'acqua, tanti prodotti aggiungono coloranti, tra cui l' E150d, un tipo di caramello decisamente da sconsigliare.

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