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Olio: filtriamo i sospetti

1 ottobre 2007

Scegliere un buon olio non è sempre facile. L'offerta sul mercato è vasta e - si sa - nel mezzo finiscono anche prodotti non sempre all'altezza. Il motivo è semplice: l'olio non è solo il condimento più sano, è anche il più caro. Se si considera il costo di vendita dell'olio extravergine non si fa fatica a intuire perché il business delle frodi corteggi questo prodotto.
Dal nostro test non emergono imbrogli ai danni del consumatore, tuttavia non possiamo far finta che il problema non sia una realtà anche italiana. Quale olio, dunque, comprare in mezzo a tanta scelta e a pubblicità invitanti? Il nostro consiglio è non farsi abbagliare dal packaging e di leggere bene le informazioni in etichetta. A volte la bottiglia è solo un ricettacolo di claim che non significano nulla.

Attenti ai luoghi comuni sull'olio
Un errore che fanno in tanti: scartare le bottiglie di vetro scuro perché non si vede il colore dell'olio. ll vetro scuro, invece, protegge meglio il contenuto dalla luce, migliorando la conservazione dell'olio.

Un altro luogo comune riguarda il colore del condimento: spesso si sceglie apposta il prodotto dal colore più intenso e torbido ("Al naturale, non filtrato") perché si crede indichi una minore lavorazione e quindi maggiore naturalezza. In realtà non è un vantaggio, anzi: l'olio potrebbe irrancidirsi molto più in fretta rispetto a quello filtrato.

Acido, ma non troppo
L'acidità dell'olio è un ottimo parametro per valutare il prodotto: tanto più è bassa l'acidità, migliore è l'olio. Si tratta però di un'informazione facoltativa: chi decide di riportarla in etichetta deve completarla obbligatoriamente con alcune specifiche chimico - fisiche. Scrivere sull'etichetta in modo generale "a bassa acidità" non significa proprio nulla: non offre la garanzia di acquistare un olio con tenore di acidità inferiore ad altri.

L'azienda olearia non indica l'origine delle olive
Se sul fronte dell'etichetta compare il nome dell'azienda olearia con l'indirizzo non pensate che l'olio che state acquistando sia ottenuto da olive cresciute in quella zona. L'indicazione dell'origine non è un'informazione obbligatoria. Per legge l'indicazione di origine corrisponde alla zona geografica dove è situato il frantoio.

L'unica indicazione obbligatoria
La norma europea prevede che sull'etichetta del prodotto venga riportata l'indicazione relativa alla categoria: "olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici". Questa lunga definizione è l'unica obbligatoria e non può mancare sulla confezione di un olio extra vergine di oliva.

Se non la trovate (guardate soprattutto sul retro della bottiglia), non c'è da fidarsi.

Vanterie senza sostanza
Leggero e delicato, equilibrato ed armonico, dal sapore dolce e dal profumo delicato: sono tanti i claim usati per descrivere il gusto dell'olio. Ma chi stabilisce se e quali caratteristiche organolettiche l'olio può vantare? Fino a oggi i produttori potevano fregiarsi di termini generici in riferimento alle caratteristiche di sapore dell'olio. Il regolamento sull'etichettatura stabilisce che dal 1° luglio 2008 le indicazioni sulle caratteristiche organolettiche dell'olio dovranno solo fare riferimento ai risultati dell'analisi prevista dalla legge. Sulle etichette si potranno riportare solo i pregi definiti dalla legge: fruttato, piccante, amaro.

Se la lavorazione a freddo vi confonde
Sulle confezioni spesso si vantano la "produzione a freddo" o la "prima spremitura". Il Regolamento europeo prevede indicazioni molto precise sulla modalità di lavorazione dell'olio: un obbligo, per esempio, riguarda la temperatura del processo, che deve essere inferiore a 27 °C. In etichetta solo due scritte sono consentite dalla legge: "prima spremitura a freddo" o "estratto a freddo".

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