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Epatite A e frutti di bosco: 1.300 i casi in Italia

18 settembre 2014
Epatite A e frutti di bosco: 1.300 i casi in Italia

Frutti di bosco surgelati ancora nel mirino per il virus dell'epatite A: sono 1.300 i casi in Italia e l'emergenza non è ancora rientrata. Continuano i controlli del Ministero della Salute che consiglia di consumare questo prodotto sempre dopo una bollitura di almeno due minuti. Ecco la lista dei prodotti ritirati.

Continua la vicenda dei frutti di bosco surgelati prodotti in Italia, sotto accusa per la presenza del virus dell'epatite A.

I frutti di bosco ritirati

Da giugno 2013, a causa della sospetta contaminazione, sono stati ritirati a titolo precauzionale questi mix di frutti di bosco surgelati.

  • Frutti di bosco congelati (1000 g), lotto 49/13 (scadenza 08/2014) - prodotto da Erica, San Martino di Lupari (PD)
  • Bosco Reale (200 g.), lotto L 13036  scadenza 02/2015 - prodotto da Asiago Food, Veggiano (PD)
  • Bosco Buono, lotti L 13015 (450 g, scadenza 12/2014), L 13079 (300 g, scadenza 02/2015), L 13136 e L 13129 (450 g, scadenza 04/2015), L 13004 (450 g, scadenza 12/2014), L 13059 (450 g, scadenza 01/2015) - prodotto da Green Ice, Ponte Crenna (PV)
  • Cocktail de fruits rouges, lotto 123101804A3 (scadenza 06/2014) - prodotto da Picard I Surgelati Saronno (VA)
  • I Frutti di Bosco, La Valle degli Orti, lotto: S1314408880 (300 g, scadenza 05/2015) e 3164088803 (scadenza 05/2015) - prodotto da Buitoni Nestlé
  • Abetone Frutti di bosco lotto: BZ 18913 (scadenza 06/2015)- prodotto da Danti Giampiero & C, Cutigliano (PT)

Oltre 1.400 i casi in Europa 

In 20 mesi sono stati oltre 1.400 i casi di epatite A registrati in 12 diversi Paesi europei, di cui ben 1.300 solo in Italia. Nella primavera di quest'anno il virus dell'epatite A è stato ricercato in 43 prodotti provenienti da sei diversi paesi europei. La sua presenza è stata riscontrata in 14 lotti di frutti di bosco surgelati e in due lotti di prodotti di pasticceria a base di frutti di bosco provenienti da Italia, Francia e Norvegia. Le indagini condotte non hanno permesso di individuare un'unica fonte di contaminazione, ma i ribes rossi provenienti dalla Polonia e le more provenienti dalla Bulgaria sono stati individuati come gli alimenti più probabilmente causa della contaminazione.

Cuocerli per almeno due minuti

Il Ministero della Salute ribadisce che - non essendo possibile escludere la presenza sul mercato di altri prodotti contaminati - è consigliato usare i frutti di bosco solo dopo cottura, facendoli bollire per almeno due minuti a 100 °C.

Cos'è l'epatite A e quali sono gli alimenti a rischio

È una malattia infettiva, causata da un virus, che colpisce il fegato. Nel nostro Paese il contagio avviene principalmente attraverso il consumo di cibo o acqua contaminati, anche se non si può escludere il contagio da persona a persona. Il consumo di frutti di mare crudi è considerato il principale responsabile di insorgenza di epatite A in Italia ma, soprattutto negli utimi anni, sono state individuate altre tipologie di alimenti responsabili. Oltre a molluschi, crostacei e pesce, infatti, sono considerati a rischio vegetali, pomodori secchi, frutti di bosco e fragole. L'acqua contaminata è, in genere, il veicolo attraverso il quale il virus raggiunge gli alimenti.

I sintomi e come evitare il contagio

I primi sintomi di un'infezione da epatite A sono stanchezza, inappetenza, febbre e nausea. Dopo qualche giorno compare l'ittero, un colorito giallognolo della pelle, delle mucose e delle sclere degli occhi, causato da una elevata concentrazione della bilirubina nel sangue e sintomo di una diminuita funzionalità del fegato. Nei bambini l'epatite A può anche non presentare alcun sintomo e il decorso della malattina è generalmente benigno. La cottura dell'alimento è l'unico sistema che garantisce l'eliminazione del virus. Un lavaggio accurato può diminuire la concentrazione virale sulla superficie di frutta e verdura, ma non la elimina completamente. La vaccinazione può essere utile per proteggere chi viaggia in Paesi a rischio o per i familiari di persone infette.


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