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Sicurezza alimentare, cosmetici, farmaci: tutti i rischi del Ttip

17 aprile 2015
Sicurezza alimentare, cosmetici, farmaci: tutti i rischi del Ttip

Giornata di protesta globale sabato 18 aprile contro i negoziati commerciali tra Europa e Stati Uniti per esportare più merci e servizi. La nostra sicurezza sarà tutelata? Quali sono i vantaggi e rischi di questo accordo? Cercheremo di capirlo insieme al nostro Festival a Ferrara (22-23 maggio).  

Cresce il fronte del "no" contro il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), l’enorme patto economico su cui stanno negoziando da quasi due anni Europa e Stati Uniti per scambiarsi più merci e servizi. Sabato 18 aprile sarà una giornata di mobilitazione globale, con decine di manifestazioni nelle città italiane e nel mondo. 

La protesta aumenta, ma quali saranno davvero benefici e pericoli di questo accordo? Ne parliamo insieme al nostro Festival a Ferrara (22-23 maggio), con un incontro tutto dedicato al trattato e in particolare al difficile settore dell'agro-alimentare: "Il Trattato Ttip: rischi e vantaggi. Sui diritti e sul cibo si può trattare?". Seguici sul sito per avere tutti gli aggiornamenti sul programma.   

Un trattato rischioso

L’obiettivo del Ttip è scambiarsi più merci e servizi abbattendo dazi ma soprattutto differenze normative (in particolare in tema di sicurezza, ambiente e salute), che ora ne impediscono il libero accesso. Ma, se da un lato, questo - almeno secondo i sostenitori dell'accordo - potrebbe portare all’aumento dell’export e a una maggiore concorrenza, dall’altro i rischi per le nostre tutele sono tanti. Leggi i nostri approfondimenti su Ttip e sicurezza alimentare, cosmetici e farmaci

Preoccupazioni nel piatto

I negoziatori rassicurano sul fatto che i nostri standard quanto a sicurezza alimentare non verranno toccati in nome dell’armonizzazione con quelli degli Stati Uniti, ma in realtà ancora non si sa nulla di certo, le pressioni delle imprese per esportare di più sono forti e la posta in gioco è troppo alta per permettersi di non mantenere alta la guardia. Su alcuni nostri capisaldi, che ci differenziano dagli Usa e di cui ti forniamo qui in basso un esempio, non potremmo mai ammettere nessuna omologazione al ribasso delle nostre regole, né tanto meno l’accesso di prodotti che non li rispettino.

  • Il principio di precauzione: se c’è un rischio molto elevato che un prodotto possa far male, in Europa, le autorità possono intervenire in attesa di accertamenti scientifici; negli States vige il principio praticamente opposto, per cui alimenti e procedure sono sicuri fino a prova contraria.
  • Severità sulla filiera: nel nostro sistema la sicurezza deve essere garantita lungo tutta la filiera produttiva “from farm to fork” (dai campi alla tavola), con prerequisiti igienici per i produttori, tracciabilità del prodotto ecc.; il sistema Usa, invece, verifica per lo più la sicurezza del prodotto finito (ecco perché i trattamenti di igienizzazione chimica con la clorina sulla carne di pollo sono così diffusi, mentre in Ue sono proibiti).
  • Niente ormoni nella carne: in Europa è proibito somministrare ormoni al bestiame per farlo crescere di più, perché mancano sufficienti studi circa la loro sicurezza. Negli Usa invece è ammesso l’uso di queste sostanze che riducono i tempi di allevamento e quindi fruttano moltissimo alle imprese.
  • Meno antibiotici: negli allevamenti americani gli antibiotici possono essere usati in dosi maggiori, anche per far crescere di più gli animali. In Europa i limiti sono più restrittivi e l'uso è consentito solo per proteggere il bestiame dalle malattie. 
  • Ogm senza etichetta: nell'Ue i prodotti che contengono più dello 0,9% di Ogm devono dichiararne la presenza in etichetta. L’informazione sulle confezioni non è obbligatoria mai, invece, negli Stati Uniti.
  • Le denominazioni d’origine non importano: cosa succederebbe se gli States potessero esportare i tanti prodotti che rubano il nome delle nostre 250 Dop e Igp (come ad esempio il “Parmesan” o il “Gorgonzola” prodotto in Illinois)? Per noi il nome deve restare garanzia della provenienza e della qualità degli alimenti.

Cosmetici: rischiamo la pelle?

In Europa, nei cosmetici, è vietato usare 1.328 sostanze considerate rischiose per la salute, negli Stati Uniti solo 11 e non in tutti gli Stati. Sono numeri che parlano chiaro: siamo distanti mille anni luce anche in questo settore. La sicurezza di shampo, dentifrici, trucchi e creme potrebbe andarci di mezzo se non si dovesse puntare a una armonizzazione dei rispettivi standard, sì, ma verso il meglio.

I farmaci e le pressioni delle lobby

Prezzi dei medicinali più alti, una stretta ai generici e meno informazioni sui test clinici fatti sui farmaci: le pressioni delle potenti case farmaceutiche minacciano i nostri diritti in tema di Ttip e salute. In rete circolano i documenti e le lettere con cui le due grandi lobby - per l'Europa Epfia e per gli Usa PhrMa - fanno pressioni sui negoziatori per vedere realizzati i loro desideri, già dal 2013, quando ancora di Ttip non si sentiva neanche parlare: leggi l'articolo per saperne di più.

Consumatori al centro del negoziato

Nessun indebolimento per i diritti dei consumatori americani ed europei su sicurezza, salute, lavoro e ambiente, vera partecipazione alle trattative da parte della società civile, eliminazione della contestata clausola Isds (Investor-State Dispute Settlement, che permetterebbe alle imprese estere di fare causa agli Stati dinanzi a a un collegio arbitrale, quindi, senza passare dai sistemi giuridici ordinari). Sono queste le nostre richieste, su questo stiamo lavorando, anche in quanto parte del Beuc, l’organizzazione dei consumatori europei attraverso la quale partecipiamo al gruppo consultivo e vigiliamo sul rispetto dei diritti dei consumatori nell’ambito delle trattative.



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