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Cambiare marcia

6 settembre 2006

L’Rc auto, una polizza obbligatoria per legge che riguarda oltre 30 milioni di italiani, pesa sempre di più sulle nostre tasche. Già più volte abbiamo denunciato il continuo aumento delle tariffe, da quando sono state liberalizzate.

Editoriale

L’Rc auto, una polizza obbligatoria per legge che riguarda oltre 30 milioni di italiani, pesa sempre di più sulle nostre tasche. Già più volte abbiamo denunciato il continuo aumento delle tariffe, da quando sono state liberalizzate. Ora uno studio della Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre conferma: nel 2005 gli automobilisti italiani hanno pagato ben il 67% in più rispetto al ’95. Mentre le rilevazioni Isvap condotte nei primi mesi del 2006 hanno evidenziato aumenti superiori al tasso d’inflazione, in particolare per i giovani e nel Sud. Chi ci guadagna, inutile dirlo, sono le compagnie: benché lamentino gli alti costi dei sinistri, il ramo Rc auto ha profitti sempre maggiori. E purtroppo l’assistenza ai clienti di certo non migliora.

Uno spiraglio di luce, in una situazione che non ispira particolare soddisfazione, potrebbe essere la – a lungo attesa – introduzione del sistema dell’indennizzo diretto, per cui ogni automobilista riceve il risarcimento dalla sua propria assicurazione. Già previsto dall’art. 149 del Codice delle assicurazioni, il nuovo sistema dovrebbe ormai essere operativo da più di un anno, ma le proteste degli avvocati e dei periti, categorie che vedrebbero (finalmente) ridotti i loro profitti, oltre a pareri, non sempre condivisibili, di Consiglio di Stato e Antitrust, hanno fatto sì che la riforma finora slittasse. Il cosiddetto decreto Bersani ha recentemente fissato una nuova data per la sua attuazione: il 1° gennaio 2007. Purtroppo però l’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici ha già chiesto un ulteriore slittamento. Non è l’unico, tra i recenti provvedimenti introdotti in campo assicurativo, a non piacere alle compagnie. Un altro è l’obbligo per le assicurazioni, ancora una volta introdotto dal decreto Bersani, di trasmettere ogni mese al ministero dello Sviluppo economico il loro sistema tariffario completo, in modo tale da consentire a chiunque di consultarlo e fare confronti sul sito del Ministero. Sorprendentemente l’Antitrust è intervenuta, mettendo in guardia sulla presunta pericolosità di questa “eccessiva trasparenza”: le imprese, sostiene l'Antitrust, conoscendo le tariffe delle concorrenti, potrebbero prontamente adeguare il loro sistema tariffario, ovviamente verso l’alto.

In realtà, è proprio per far nascere un po' di concorrenza che occorre la massima trasparenza possibile. L’esperienza della nostra banca dati Rc auto (consultata da 200.000 assicurati) ci ha dimostrato in questi anni che l’attuale sistema di pubblicità delle tariffe non è sufficiente a garantire la concorrenza: se il consumatore è aiutato, cerca e trova la tariffa più conveniente, altrimenti rinuncia. Ed è assai difficoltoso utilizzare i sistemi di preventivo forniti dai siti (spesso lenti e intasati) delle assicurazioni: un’operazione che dovrebbe essere ripetuta per decine di siti.

La nostra richiesta al Governo è chiara: rispetto al passato bisogna innestare una nuova marcia e proseguire con maggiore decisione sulla strada intrapresa, senza ascoltare chi, per suo interesse, cerca di mantenere la situazione attuale, a tutto svantaggio dei consumatori.



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