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Rifiuti tecnologici, a quale prezzo

1 febbraio 2008
Rifiuti tecnologici, a quale prezzo

Frigoriferi, lavatrici, computer e più in generale tutti gli apparecchi elettrici ed elettronici (comprese le umili lampadine) avranno nuova vita.
Giunti al termine del loro utilizzo (perché vecchi, rotti o ormai superati dalla corsa della tecnologia) non potranno più finire in discarica, a danno dell'ambiente, ma dovranno essere recuperati, restituendo così le materie preziose che custodiscono nella loro carcassa: rame, zinco, alluminio, vetro e plastica, solo per dirne alcuni.

Questo compito, un tempo onere delle amministrazioni comunali, da quest'anno ricade sui produttori, che sono tenuti a finanziare il sistema di gestione RAEE, cioè dei rifiuti generati dagli apparecchi elettrici ed elettronici. Infatti è entrata in vigore in Italia la legge che allinea il nostro Paese all'Unione europea anche in questo campo.

Le aziende produttrici e importatrici di apparecchi elettrici ed elettronici avranno il compito di gestire su tutto il territorio nazionale i RAEE. Si stima di recuperare così circa l'80% dei materiali presenti nei grandi e piccoli elettrodomestici, il 75% per i televisori e quasi il 90% per le moderne lampade a risparmio energetico. I cittadini hanno già iniziato a pagare per lo smaltimento dei vecchi apparecchi elettrici, ma negozianti e produttori non sembrano ancora pronti a fare la loro parte e hanno ottenuto l'ennesima proroga.

Raee: troppi i rinvii
Il principio della legislazione europea è che chi inquina deve pagare. È giusto quindi che i consumatori siano chiamati a contribuire al corretto smaltimento degli apparecchi elettrici ed elettronici ogniqualvolta ne acquistano di nuovi. Non è giusto però che siano solo i consumatori a farsi carico della situazione e non è certo positivo che tutti gli altri attori non si siano ancora organizzati adeguatamente per la gestione dei RAEE. Le proroghe contenute in Finanziaria non fanno ben sperare e il nostro timore è che ci siano ulteriori ritardi. Come al solito, produttori, distributori e il governo stesso fanno i loro comodi, mentre i consumatori stanno già pagando per un servizio la cui entrata in vigore continua a slittare. Comunque, terremo sott'occhio la situazione e verso aprile sul nostro sito potrete trovare un'inchiesta sul campo con la quale vi daremo ulteriori informazioni sulla situazione e sulle possibilità di ritiro offerte dai distributori.

Cosa cambia
Con l'entrata in vigore della nuova normativa, i vecchi prodotti elettrici ed elettronici possono continuare a essere raccolti nelle apposite piazzole ecologiche, messe a disposizione dai Comuni, i cui costi di gestione ricadono sui produttori, oppure possono essere consegnati direttamente nei punti vendita in occasione dell'acquisto di un prodotto simile. Spetterà poi al negoziante (a spese sue) trasferirli agli appositi centri di raccolta.

Il Decreto 151 (in realtà del 2005, ma entrato in vigore dopo svariate traversie solo a fine 2007) prevede che, una volta ritirati i RAEE dalle piazzole ecologiche, le aziende produttrici siano responsabili del loro corretto trattamento e smaltimento.

I produttori italiani hanno costituito appositi consorzi, cui è affidato il processo di recupero e riciclo. Dalle piazzole ecologiche i RAEE sono inviati verso speciali impianti di trattamento, presenti quasi in tutta la penisola. Oggi i consorzi sono una dozzina, e questo è un dato positivo perché si crea più concorrenza rispetto ai tradizionali consorzi unici che operano nella raccolta differenziata. Alcuni trattano solo una categoria di prodotti, altri invece sono trasversali su tutte le tipologie. Quello che però li differenzia davvero è la capacità di gestire diverse quantità di rifiuti elettronici e la maggiore o minore capacità di raccolta che riescono ad avere sul territorio.

Questo sistema ovviamente non è a costo zero. Per finanziarlo, la legge prevede infatti che i produttori possano richiedere un ecocontributo al momento dell'acquisto di un nuovo prodotto elettrico o elettronico. In pratica la legge permette al produttore di "rifarsi" sul consumatore per l'importo che dichiara di sostenere per la raccolta e per lo smaltimento.



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