Non solo chi ha debiti milionari può sentirsi dire di no alla richiesta di una nuova carta di credito o di un finanziamento per l'acquisto di un televisore. Basta essere segnalati come "cattivi pagatori" nei sistemi informativi creditizi, i cosiddetti Sic. Ecco una storia vera. "Sono un onesto cittadino e puntuale pagatore, ma a causa di un disguido ho saltato il pagamento di alcune rate per il rimborso di un prestito. Avendo cambiato casa, non ho ricevuto in tempo i solleciti di pagamento, e sono venuto a conoscenza del problema con un certo ritardo, ma ho subito sanato il debito, che ammontava a 1.800 euro. Tutto a posto? Niente affatto! Qualche mese dopo ho richiesto un piccolo finanziamento per l'acquisto di un'auto, ma mi è stato negato. Così ho scoperto dell'esistenza di CRIF, uno dei tanti sistemi che registrano i nominativi delle persone che hanno contratto dei debiti, e se il tuo nome figura li dentro... sei rovinato".
È vero, comparire nelle centrali di rischio come cattivi pagatori può significare avere poi vita difficile con banche e finanziarie. Tuttavia, spesso c'è anche modo di rimettere le cose a posto: esistono dei diritti, che si possono fare valere. E avvengono anche degli errori, che si ha il diritto di far correggere.
Di finire in un Sic può capitare più spesso di quanto si pensi, perché tutti i prestiti e i crediti in circolazione e l'andamento dei pagamenti vengono re gistrati, non solo se si parla di cifre alte. Se ne occupano i Sic, che sono banche dati, che raccolgono la storia creditizia di chiunque abbia chiesto un finanziamento. Attenzione, dunque, a finire nella rete con una segnalazione negativa; ma anche a conoscere e imparare a far valere i nostri diritti, se veniamo bollati come cattivi pagatori.
Siete nella lista?
Se ci viene negato un prestito senza altri motivi, il primo sospetto è di essere finiti in una banca dati di questo tipo. In primo luogo: quale banca dati? Per legge, chiunque sia stato inserito in un Sic deve saperlo, perché il Sic deve informare l'interessato. Se non ne avete saputo niente, chiedete alla banca o all'intermediario che vi rifiuta il prestito in quale centrale ha trovato il vostro nome. E verificate con una lettera la vostra presenza.
A questo punto i casi sono due: o c'è stato un errore o effettivamente vi è successo di non pagare per almeno due volte di fila la rata di un prestito e diventare quindi un "cattivo pagatore".
Nel primo caso, se risulta un debito mai contratto, può essere stata la banca ad aver sbagliato (bonifico in ritardo, omonimia, errata trascrizione del codice fiscale...): in casi come questo, chiedete la cancellazione del vostro nome, allegando un documento da cui risulti il pagamento (estratto conto, ricevuta della banca o altro). Oppure può trattarsi di un furto d'identità, da denunciare alla Polizia e segnalare al Sic.
Se invece il ritardo nel pagamento c'è stato, ci sono comunque dei diritti. Esistono regole che tutelano il consumatore, maggiori nei Sic rispetto alla Centrale rischi della Banca d'Italia. Per esempio, se è ancora segnalato un debito sanato, si ha il diritto di chiedere la correzione.
Se risultano informazioni non veritiere o conservate per più tempo del concesso, si può anche avere diritto al risarcimento del danno. Diverse sentenze lo hanno riconosciuto, oltre che per il mancato credito, anche per il danno dovuto alla lesione della reputazione e dell'immagine del cliente segnalato.