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Cattivi pagatori e centrali di rischio

L'elenco dei cattivi

Articolo pubblicato su Soldi & Diritti 107, luglio 2009

Non solo chi ha debiti milionari può sentirsi dire di no alla richiesta di una nuova carta di credito o di un finanziamento per l'acquisto di un televisore. Basta essere segnalati come "cattivi pagatori" nei sistemi informativi creditizi, i cosiddetti Sic. Ecco una storia vera. "Sono un onesto cittadino e puntuale pagatore, ma a causa di un disguido ho saltato il pagamento di alcune rate per il rimborso di un prestito. Avendo cambiato casa, non ho ricevuto in tempo i solleciti di pagamento, e sono venuto a conoscenza del problema con un certo ritardo, ma ho subito sanato il debito, che ammontava a 1.800 euro. Tutto a posto? Niente affatto! Qualche mese dopo ho richiesto un piccolo finanziamento per l'acquisto di un'auto, ma mi è stato negato. Così ho scoperto dell'esistenza di CRIF, uno dei tanti sistemi che registrano i nominativi delle persone che hanno contratto dei debiti, e se il tuo nome figura li dentro... sei rovinato".

È vero, comparire nelle centrali di rischio come cattivi pagatori può significare avere poi vita difficile con banche e finanziarie. Tuttavia, spesso c'è anche modo di rimettere le cose a posto: esistono dei diritti, che si possono fare valere. E avvengono anche degli errori, che si ha il diritto di far correggere.

Di finire in un Sic può capitare più spesso di quanto si pensi, perché tutti i prestiti e i crediti in circolazione e l'andamento dei pagamenti vengono re gistrati, non solo se si parla di cifre alte. Se ne occupano i Sic, che sono banche dati, che raccolgono la storia creditizia di chiunque abbia chiesto un finanziamento. Attenzione, dunque, a finire nella rete con una segnalazione negativa; ma anche a conoscere e imparare a far valere i nostri diritti, se veniamo bollati come cattivi pagatori.


I sistemi informativi

I sistemi informativi creditizi sono banche dati che raccolgono e conservano le informazioni sull'affidabilità finanziaria di persone e società. Si tratta di enormi reti, che custodiscono le richieste di mutui, prestiti, finanziamenti e l'andamento del pagamento. Sono alimentate dalle informazioni fornite da banche e intermediari, e sono gli stessi informatori ad avere accesso ai dati, che usano per valutare l'affidabilità di chi si presenta a chiedere un prestito. Ci sono due tipi di banche dati del credito: pubbliche, come la Centrale rischi della Banca d'Italia, e private come i Sic.

La Centrale rischi della Banca d'Italia riceve le segnalazioni obbligatorie degli inadempimenti più gravi: vi finisce chi ha debiti superiori ai 30 mila euro o debiti in "sofferenza", cioè quelli per cui si teme che il debitore sia in una situazione di difficoltà tale da mettere a rischio la restituzione dei soldi.

I Sic sono società private che custodiscono le richieste di credito, anche di pochi euro, e non ancora erogato (solo richiesto). Ricevono i dati, inviati per libera scelta, dagli operatori che vi aderiscono. Fra le più note ci sono CRIF, Experian e CTC. Possono essere di tipo negativo, quando registrano solo i ritardi e i mancati pagamenti, e positivo/negativo, quando custodiscono sia comportamenti "sbagliati" sia regolari.

Siete nella lista?

Se ci viene negato un prestito senza altri motivi, il primo sospetto è di essere finiti in una banca dati di questo tipo. In primo luogo: quale banca dati? Per legge, chiunque sia stato inserito in un Sic deve saperlo, perché il Sic deve informare l'interessato. Se non ne avete saputo niente, chiedete alla banca o all'intermediario che vi rifiuta il prestito in quale centrale ha trovato il vostro nome. E verificate con una lettera la vostra presenza.

A questo punto i casi sono due: o c'è stato un errore o effettivamente vi è successo di non pagare per almeno due volte di fila la rata di un prestito e diventare quindi un "cattivo pagatore".

Nel primo caso, se risulta un debito mai contratto, può essere stata la banca ad aver sbagliato (bonifico in ritardo, omonimia, errata trascrizione del codice fiscale...): in casi come questo, chiedete la cancellazione del vostro nome, allegando un documento da cui risulti il pagamento (estratto conto, ricevuta della banca o altro). Oppure può trattarsi di un furto d'identità, da denunciare alla Polizia e segnalare al Sic.

Se invece il ritardo nel pagamento c'è stato, ci sono comunque dei diritti. Esistono regole che tutelano il consumatore, maggiori nei Sic rispetto alla Centrale rischi della Banca d'Italia. Per esempio, se è ancora segnalato un debito sanato, si ha il diritto di chiedere la correzione.

Se risultano informazioni non veritiere o conservate per più tempo del concesso, si può anche avere diritto al risarcimento del danno. Diverse sentenze lo hanno riconosciuto, oltre che per il mancato credito, anche per il danno dovuto alla lesione della reputazione e dell'immagine del cliente segnalato.

I vostri diritti

Banche dati private (Sic).
  • Possono essere raccolte solo informazioni sulle vicende creditizie e i dati possono essere usati da banche e intermediari solo per valutare la situazione finanziaria, l'affidabilità e la puntualità di chi chiede il credito.
  • I Sic hanno l'obbligo di informare l'interessato e ascoltare le sue difese prima di registrarlo. Chi eroga un finanziamento deve fornire un'informativa in cui si spiega che uso farà dei dati, per quanto tempo verranno conservati e in che sistema saranno custoditi. Chi segnala deve aggiornare mensilmente i dati (per esempio indicando se il debito è stato saldato).
  • Il cliente che vuole informazioni sui suoi dati può chiederlo ai Sic o alla banca o all'intermediario. La risposta deve arrivare entro 15 giorni.
  • I Sic negativi possono segnalare i ritardi solo dopo 120 giorni e i mancati pagamenti alla quarta rata non pagata; i Sic positivi/negativi possono segnalare i ritardi dopo 60 giorni e i mancati pagamenti dopo 2 rate mensili consecutive.
  • Le segnalazioni possono essere conservate nella banca dati per 12 mesi dalla regolarizzazione se il ritardo è inferiore a 2 mesi e il mancato pagamento inferiore a 2 rate; per 24 mesi se si va oltre. Comunque non oltre 36 mesi se il cliente non paga il debito e cessa il rapporto con il finanziatore.
  • Il cliente, dimostrando che c'è un errore, può chiedere la cancellazione, la correzione o l'integrazione. Se viene negato questo diritto si può fare un reclamo o un ricorso all'Autorità garante per la protezione dei dati personali - piazza di Montecitorio n.121 - 00186 Roma. L'alternativa è ricorrere alle vie legali.
  • L'accesso ai propri dati nei Sic è di norma gratuito, salvo alcune eccezioni.
Centrale Bankitalia.
  • È prevista la possibilità di conoscere le informazioni registrate a proprio nome, ma bisogna fare richiesta ad una filiale della Banca d'Italia. Per agire sui dati (modifiche, cancellazioni ecc...) ci si deve muovere tramite la banca che ha fatto la segnalazione.
  • Per la conservazione dei dati dovrebbero essere rispettati gli stessi limiti temporali delle centrali private.

Prevenzione, prima mossa

Se veniamo segnalati come cattivi pagatori in un sistema di informazioni creditizie i casi sono due: o c'è stato un errore o siamo veramente insolventi, magari a nostra volta per un errore o per una dimenticanza. Cosa fare?

  • Prevenire, sia valutando sempre accuratamente la propria capacità di coprire il debito nei tempi giusti, sia stando attenti alle scadenze, sia verificando che i pagamenti delle rate vadano effettivamente a buon fine (per esempio, attenzione se si chiude il conto corrente o ci si sposta in un'altra città).
  • Se si sospetta di essere finiti in un Sic, verificare con una lettera se è vero.
  • Se si tratta di un errore, chiedere la cancellazione, allegando un documento che dimostra che il pagamento è avvenuto nei tempi previsti.
  • Se la segnalazione è veritiera, abbiamo comunque il diritto che i dati vengano trasmessi e conservati secondo le regole stabilite e solo per i tempi previsti: se ciò non avviene, rivolgersi al Sic con una raccomandata.
  • In caso di segnalazione errata o al di fuori delle regole, esiste anche il diritto al risarcimento del danno dovuto all'informazione sbagliata.

 

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