Il nuovo indice ISTAT dei beni di più frequente consumo da parte delle famiglie conferma che l’inflazione percepita era ed è molto più vicina all’inflazione reale di quello che registrava e registra l’indice generale, d’altra parte il noto problema della quarta settimana che colpisce una fascia sempre più ampia della popolazione è ormai sotto gli occhi di tutti considerato che stipendi e salari non riescono a compensare i citati sviluppi inflativi.
Il quadro generale è, dunque, quello di un’economia in forte crisi rispetto alla quale il nostro Paese deve reagire non con palliativi di facciata, ma con coraggiose misure di sistema che, per avere un impatto significativo nel medio termine, vanno approvate subito in modo che diano immediatamente un segnale forte ai mercati.
L’istituzione di Mr. Prezzi, senza effettive armi di intervento a sua disposizione, rischia di essere inefficace rispetto a dinamiche dei prezzi che debbono rimanere assolutamente libere ma, quando si accompagnano o scaturiscono da fenomeni patologici, vanno colpite senza titubanze ed in maniera esemplare. Questo è quanto non si è purtroppo verificato di recente, ad esempio, nei settori dei carburanti, dei libri scolastici, del pane e della pasta, casi nei quali va riconosciuto all’Antitrust di aver aperto con sollecitudine un fascicolo, ma anche di non avere emanato esemplari misure cautelari, che avrebbero avuto un importante effetto deterrente.
Interventi fiscali previsti dalle ultime Leggi Finanziarie hanno cominciato a
sollevare la questione di alcune spese rilevanti per le famiglie italiane,
valorizzandole in sede di dichiarazione dei redditi con detrazioni ad hoc (spese
per le palestre, asili nido, abbonamenti al trasporto pubblico, assistenza
domiciliare…). Tuttavia gli importi riconosciuti sono del tutto insufficienti
per dare un contributo serio al sostegno delle famiglie provate dalla difficile
situazione economica. In realtà, se lo Stato vuole fare la sua parte e per
aumentare il potere di acquisto e per rilanciare i consumi bisogna andare oltre
il concetto delle semplici agevolazioni. Non c'è solo la strada della riduzione
delle tasse sui salari, ma anche quella della riduzione delle tasse sui consumi,
occorre, dunque, una vera e propria politica fiscale sui consumi come mezzo di
contrasto al carovita e per il recupero del potere di acquisto.
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