Come è noto, abbiamo apprezzato le c.d. “lenzuolate” di liberalizzazioni approvate nella precedente legislatura, sia la prima che la seconda, e rimpiangiamo anzi il fatto che la terza, pendente in Senato, purtroppo non vedrà mai la luce.
A nostro avviso, infatti, il ruolo fondamentale dello Stato e degli Enti Locali nell’economia dovrà sempre più essere quello di abbattere le rendite, di creare più concorrenza e di porre e fare rispettare adeguate regolamentazioni nel caso di presenza di monopoli naturali o di posizioni dominanti, non di sostituirsi agli attori del mercato. Peraltro, per risollevarsi dall’attuale situazione di crisi il nostro sistema Paese deve diventare più competitivo a livello internazionale e la via principale per ottenere ciò è quella di eliminare le barriere anticoncorrenziali interne.
Auspichiamo, dunque, quale che sia la parte politica ad uscire vittoriosa dalle elezioni, che la nuova maggioranza e il nuovo governo non esitino a riprendere e rilanciare una seria politica di liberalizzazioni, facendo però attenzione a tenere alto il profilo del cambiamento, senza lasciare alcuno spazio, anche in sede di conversione di eventuali decreti, a trattative con le varie lobby che, soprattutto a livello di implementazione locale, annacquano e rendono inefficiente ogni liberalizzazione (il caso dei taxi insegna).
E’ troppo facile dichiararsi a favore della concorrenza ma solo a parole e, soprattutto, per quanto riguarda i mercati degli altri ! Il nuovo governo dovrà far comprendere chiaramente a tutti gli operatori economici che questo non sarà più possibile perché corrisponde all’interesse generale che tutti i mercati diventino concorrenziali ed efficienti, senza alcuna ulteriore forma di protezionismo (in tal senso ci sembra opportuno ribadire qui esplicitamente che siamo contrari a qualunque forma di dazi e/o misure equivalenti).
Auspichiamo che, questa volta, le liberalizzazioni vadano ad impattare in primis su settori cruciali dell’economia con possibili ricadute benefiche anche in tutti gli altri, a tale scopo, indichiamo di seguito gli interventi, a nostro avviso, prioritari:
Considerata la peculiarità del mercato italiano delle tlc, dove il dominio
assoluto dell'ex monopolista nel fisso e nella banda larga (con continui
fenomeni di abuso) ha provocato conseguenze negative non solo ai concorrenti ma
anche agli utenti e alla modernizzazione del Paese, l’annunciata
riorganizzazione di Telecom Italia non ci convince in quanto non la riteniamo
sufficiente a superare il problema di una gestione della rete indipendente ed
autonoma dai pur legittimi interessi commerciali dell’incumbent. A quanto è dato
sapere, infatti, “Open Access” sarà solo una divisione interna dell’ex
monopolista nel cui board, a differenza che nel modello inglese "Open Reach",
non siederanno esponenti dell'Autorità per fare in modo che la separazione
funzionale significhi parità di trattamento per gli altri operatori e garantisca
le condizioni di base per una reale concorrenza, con evidenti conseguenze
positive a favore dei consumatori.
Destano preoccupazione, per altro verso,
anche gli sviluppi che sta prendendo il settore della telefonia mobile ove i due
maggiori operatori (l’incumbent tradizionale nonché quello entrato per primo:
TIM e Vodafone) dominano sempre di più il mercato, mentre gli operatori entrati
successivamente (Wind e 3) non hanno più la forza di reagire efficacemente.
Cosa propone Altroconsumo:
Il precedente governo, pur avendo fatto delle liberalizzazioni in altri settori il proprio fiore all’occhiello, si è purtroppo ridotto ad intervenire in extremis, per mezzo di uno strumento improprio come il decreto legge, per rispettare la scadenza già fissata da tempo a livello comunitario del 1° luglio 2007 per l’avvio della piena liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica. Ora, anche per l’elettricità, come già per il gas, l’utente finale può scegliere dunque il proprio fornitore, tuttavia non si vedono ancora i benefici di una reale concorrenza.
In entrambi i mercati domestici dell’energia persistono, infatti, ancora – anche se con alcune differenze - posizioni dominanti e integrate ed è proprio per questo motivo che, per quanto riguarda l’elettricità, abbiamo chiesto che fossero reintrodotti nel disegno di legge di conversione i prezzi di riferimento. Siamo di fronte a mercati che non possono ancora camminare con i loro piedi da soli, perché i consumatori ne farebbero le spese. Continuiamo a ritenere che dalla liberalizzazione e dalla concorrenza possano scaturire benefici per i consumatori anche nel settore energia, ma bisogna che ci siano condizioni strutturali per un’effettiva concorrenza, cosa che oggi purtroppo non è, altrimenti la rimozione dei prezzi di riferimento provocherà solo danni ai piccoli consumatori e vantaggi alle imprese dominanti.
Per quanto riguarda il settore gas la cosa è anche più evidente, c’è una posizione dominante su tutti i segmenti. Da tempo sosteniamo la richiesta che ci sia una separazione proprietaria della rete di trasporto del gas, e dello stoccaggio, anche l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas e la stessa Commissione europea si sono espresse in questo senso.
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Come è noto, con il disegno di legge delega (S - 772), il precedente governo mirava ad aprire, finalmente, una netta distinzione tra ente locale, che deve programmare e regolare il servizio, e azienda che lo deve gestire su base imprenditoriale, aprendo a forme di concorrenza nel mercato e per il mercato (affidamento con gara). Si intendevano così superare le esistenti posizioni di monopolio locale garantite dagli affidamenti diretti, nelle forme dell’in house e delle società miste.
Non abbiamo mancato di manifestare tutto il nostro apprezzamento per questo disegno di legge, anche nelle audizioni in Senato, ritenendo che in tal modo i consumatori avrebbero potuto godere di servizi di migliore qualità e con costi più bassi. Tuttavia, nel corso della discussione parlamentare, il disegno di legge è stato successivamente svuotato di ogni portata innovativa, a colpi di emendamenti supportati da quel coacervo di interessi corporativi che gravita attorno all’attuale modello retrogrado di gestione dei servizi pubblici locali.
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Il livello dei prezzi, anche delle grandi catene, dipende sempre di più dalla tensione concorrenziale della piazza. Le nostre inchieste confermano che nelle città dove più punti vendita si danno battaglia sui prezzi, il consumatore ha notevoli possibilità di risparmio. Da alcuni anni, in effetti, il divario tra le piazze a bassa tensione concorrenziale e quelle a “concorrenza più stabile” si va facendo sempre più marcato e questo dipende anche dal fatto che il d.lgs. 114/98 che ha avuto il merito di liberalizzare il settore è stato in vario modo implementato, e in alcuni casi decisamente avversato, nelle diverse Regioni d’Italia.
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La funzione degli ordini professionali sembra essere sempre più quella di tutelare gli interessi immediati e diretti dei professionisti che vi fanno parte, piuttosto che quella di monitorare la qualità e la trasparenza delle prestazioni a tutela dei consumatori.
In questi anni si sono perse varie occasioni per porre rimedio agli effetti distorsivi della concorrenza, più volte stigmatizzati dalle Autorità Antitrust italiana ed europea, e solo nella scorsa legislatura sono stati fatti finalmente alcuni passi avanti sul piano normativo per quanto concerne, ad esempio, l’abolizione del divieto di pubblicità, la possibilità di concordare il costo del professionista anche in base al risultato della prestazione e l’abolizione delle tariffe minime. Tuttavia, l’impatto di queste novità si è scontrata con una certa ritrosia nella loro concreta implementazione e con l’evidente tentativo messo in atto da parte delle lobby delle professioni di fare in modo che, nell’ambito della più complessiva riforma delle professioni, tali prime aperture fossero annacquate se non del tutto abolite.
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Le nostre inchieste sulla soddisfazione degli utenti confermano lo stato di fatiscenza del servizio ferroviario regionale che colpisce l’Italia intera, senza esclusione di alcuna regione. Tale sconfortante situazione ha provocato crescenti lamentele da parte dei pendolari. Bisogna inoltre ricordare che i costanti disservizi, che i pendolari debbono vivere loro malgrado sulla propria pelle, provocano ormai conseguenze non solo sulla qualità della loro vita ma, molto spesso, anche direttamente economiche sulle loro tasche.
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Purtroppo il disegno di legge con il quale il precedente governo intendeva adottare adeguate misure per aumentare e diversificare l’offerta televisiva e garantire così finalmente - anche in risposta alla procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea in accoglimento di un nostro esposto - lo sviluppo di corrette dinamiche concorrenziali in questo settore evitando la cristallizzazione del duopolio anche dopo l’avvio del digitale e consentendo quindi ai consumatori/telespettatori di poter effettivamente usufruire delle nuove tecnologie, non è stato approvato.
Allo stesso modo la riforma del servizio pubblico radio televisivo non è stata portata in porto nella precedente legislatura e rimangono, dunque, a nostro avviso a rischio la pluralità dell’informazione e il consolidamento dell’overload pubblicitario.
Continuiamo, nel frattempo, a ricevere numerose segnalazioni dalle quali emerge chiaramente l’inefficienza dell’ufficio abbonamenti della RAI che segue procedure macchinose e contorte con il risultato frequente di sollecitare, senza prima controllare, il pagamento del canone anche quando questo non è dovuto, determinando disservizi di natura burocratica e, quindi, inutili spese non solo a danno degli utenti ma anche della Pubblica Amministrazione.
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Gli ultimi interventi normativi, sia a livello primario che secondario, segnano un passo avanti nella direzione della concorrenza e della tutela dei consumatori: si va dall'abolizione del monomandato con esclusiva, ai maggiori obblighi informativi a carico delle compagnie (invio al domicilio dell'assicurato dell'attestato di rischio).
Ciononostante i consumatori che cambiano compagnia continuano ad essere troppo pochi, soltanto il 5% del totale. Ben venga quindi l'iniziativa del preventivatore RCA presso il Ministero dello Sviluppo Economico ma questo non deve andare a discapito di ulteriori o simili iniziative provenienti da enti terzi non istituzionali. Tanto più che il preventivatore dell'Istituto di vigilanza sarà disponibile solo online, mentre un servizio analogo deve poter essere offerto, come già accade, anche per altri canali accessibili a tutti: il telefono o lo sportello.
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