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Poche regole

Neanche il riconoscimento, nel 2004, della formaldeide come sostanza cancerogena per l’uomo è bastato a far prendere all’Unione europea provvedimenti più severi, né in ambito industriale né a tutela dei consumatori. La questione è indubbiamente complessa: è chiaro infatti che qualunque provvedimento avrebbe ripercussioni sulle attività produttive interessate dalla formaldeide, alimentando ulteriormente il faticoso braccio di ferro già in corso con la lobby dell’industria chimica. Per fortuna comunque un’importante revisione della sicurezza delle sostanze chimiche sarà presto messa in pratica. Va detto però che in diversi settori industriali, come le aziende che producono pannelli in legno o cosmetici, alcune restrizioni sull’utilizzo di formaldeide esistono già. Ma non basta: data la pericolosità di questa sostanza (e anche di tante altre che contribuiscono all’inquinamento indoor) sono necessarie limitazioni più restrittive a tutela della qualità dell’aria di casa. Almeno fino a quando non si avranno maggiori risposte sui rischi dell’esposizione della popolazione alla complessa combinazione degli inquinanti presenti tra le mura domestiche.

Dal 2000 il principale parametro di riferimento è la soglia definita dall’Oms, ovvero la concentrazione di 100 microgrammi di formaldeide per m³, che non andrebbe superata negli ambienti chiusi. Cinque anni prima, nel 1995, le linee guida prevedevano una soglia molto più cautelativa per le categorie considerate a rischio, soprattutto bambini e asmatici (il limite da non superare era di 10 microgrammi per m³). Questo limite, più prudente, è il valore ottimale utilizzato per il nostro test: un parametro così restrittivo, se rispettato, permetterebbe di tutelare i bambini, che con il loro apparato respiratorio ancora poco sviluppato sono i più vulnerabili rispetto alle sostanze inquinanti.

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In casa e nel cassetto

Insieme ai nostri colleghi di Euroconsumers abbiamo fatto un test in laboratorio per misurare i livelli di formaldeide emessa dalle cassettiere in truciolato, un tipo di materiale molto spesso trattato con questa sostanza. I produttori di pannelli in legno hanno una serie di norme tecniche da rispettare per attestare la conformità dei loro prodotti, non tutte adeguate. Un esempio? I pannelli che emettono meno di 130 µg/m³ di formaldeide possono dichiararsi ecologici: non ci sembra una norma cautelativa, alla luce della recente classificazione della formaldeide come sostanza cancerogena. Anche dal punto di vista della trasparenza verso il consumatore ci sono poche garanzie. Va ricordato, insomma, che quando si acquista un mobile “ecologico” non significa necessariamente che sia privo di inquinanti anche molto dannosi per la salute.

Abbiamo preso in considerazione le cassettiere per vedere quale contributo dà questa mobilia alla concentrazione di formaldeide nelle stanze. I valori sono risultati contenuti rispetto alle emissioni di formaldeide rilevate dai nostri colleghi belgi e portoghesi, ma soprattutto rispetto ai risultati spagnoli, che superano sempre la soglia di 100 µg/m³. Quindi è probabile che i produttori italiani siano più scrupolosi rispetto ai rischi legati alla formaldeide e che da noi il problema non sia sottovalutato né negli ambienti di lavoro né sul piano della tutela dei consumatori.

- Ma cosa succede in casa, dove le sorgenti di formaldeide non sono solo i mobili? Abbiamo fatto una prova anche nei principali locali di casa per scoprire con quanta formaldeide conviviamo ogni giorno. Ancora una volta non ci sono picchi preoccupanti, anche se la soglia ottimale di 10 µg/m³ di formaldeide è sempre superata: la prova che l’inquinante indoor è ovunque.

I picchi maggiori del test sono raggiunti in soggiorno e in cucina. Ad avere inciso nei casi più critici è stata sicuramente la presenza di nuova mobilia, una recente ristrutturazione o imbiancatura dell’appartamento (del rilascio di formaldeide dalle vernici abbiamo parlato su AC 196, settembre 2006). È invece da escludere il contributo del fumo di sigaretta, che è poi la forma di esposizione più significativa all’inquinante (e non solo a questo), perché non ci sono stati fumatori negli ambienti sottoposti al test. Quindi le concentrazioni rilevate sono attribuibili ad altre sorgenti domestiche, come i materiali da costruzione, le vernici o i rivestimenti in legno.

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I sintomi

La formaldeide può causare irritazioni di naso, gola e occhi, attacchi di asma, stanchezza, sonnolenza, emicrania, nausea o vertigini: in breve i sintomi che rientrano in quella che viene definita la “sindrome da edificio malato”, comuni a quasi tutti i composti volatili cui appartiene anche la formaldeide (i cosidetti Cov). Generalmente però è difficile stabilire da dove nascono certi malesseri all’interno delle mura domestiche. Ecco alcuni segnali che possono far sospettare un legame tra la qualità dell’aria indoor e problemi di salute:

- i familiari della casa presentano più sintomi identici;

- chi trascorre più tempo in casa è più colpito dai sintomi;

- i sintomi sono cronici e ricorrenti e possono sparire o attenuarsi nei periodi di assenza da casa;

- i sintomi si presentano o peggiorano in inverno o di notte quando le finestre sono chiuse;

- i sintomi compaiono dopo interventi di ristrutturazione, bricolage, pulizie.

I sintomi possono comparire anche a causa della presenza di allergeni, di funghi o di muffe provocati da umidità o infiltrazioni d’acqua.

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I rimedi all’inquinamento

Per combattere l’inquinamento indoor esistono diverse strategie, tutte efficaci se messe in pratica bene.

- Prevenire. Bisogna cercare di prevenire le emissioni di sostanze inquinanti. Quando è possibile conviene scegliere prodotti, materiali da costruzione, rivestimenti, apparecchi elettrici, mobili che rilasciano le minori quantità possibili di sostanze nocive (per esempio preferendo il massello al truciolato).

- Tenere pulito. Per evitare che si formino batteri o depositi di sporco e allergeni, bisogna pulire regolarmente la casa (rimuovendo soprattutto la polvere), senza però esagerare nell’uso di detergenti, di per sé fonte di inquinanti.

- Aerare. Una buona regola è cambiare spesso l’aria di casa, cercando però di non disperdere troppo il calore dell’appartamento in inverno: basta creare corrente solo per pochi minuti un paio di volte al giorno. Se sono stati fatti lavori di bricolage, di ristrutturazione e di manutenzione, il ricambio d’aria dev’essere intensificato e ripetuto con costanza per settimane o mesi.

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La formaldeide

Cosa. La formaldeide è ampiamente utilizzata nella produzione di materiali per l’edilizia e nella fabbricazione di mobili. Viene anche prodotta per combustione, per esempio se si accendono in casa le candele profumate (avevamo denunciato questo rischio in ST 53, dicembre 2004) o all’esterno, in particolare nelle zone esposte all’inquinamento da traffico.

Come. Si assume soprattutto per inalazione, in quantità elevata attraverso il fumo di sigaretta. Sono a rischio anche le persone esposte al fumo passivo, soprattutto i soggetti più sensibili (bambini e asmatici).

Dove. La principale fonte indoor di formaldeide, dopo il tabacco, è il legno pressato per il quale sono impiegati adesivi contenenti resine. Può essere emessa dai mobili in truciolato e compensato, soprattutto quando sono nuovi, ma anche da tessuti e tappezzerie, è presente nei materiali per edilizia e in numerosi prodotti di uso comune, come detergenti, coloranti, disinfettanti, materie plastiche, colle e vernici, è usata come conservante in cosmetica, nei deodoranti, come anticorrosivo, per il trattamento di carte speciali, come indurente per pellicole fotografiche, come solvente, nel trattamento di fibre tessili.

Quando. Il rilascio di formaldeide è più elevato quando i prodotti sono nuovi e diminuisce nel tempo. Spesso, però, ci vogliono mesi.

Quanto. Nei processi industriali la formaldeide è molto diffusa; la sua produzione mondiale si attesta sui 21 milioni di tonnellate. Secondo Federchimica in Italia la produzione di formaldeide si è dimezzata negli anni ’90, passando da 100 mila a circa 50 mila tonnellate annue. Comunque sono ancora tantissime le aziende che utilizzano formaldeide e infatti è proprio sull’esposizione professionale che sono stati svolti i principali studi, che hanno portato al riconoscimento degli effetti tossici del gas.

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Reach, una questione ancora aperta

L’industria chimica europea produce più di 120 milioni di tonnellate all’anno di sostanze chimiche. La prevenzione è l’unica garanzia di sicurezza per i consumatori.

Proprio in quest’ottica è nato il regolamento europeo in materia di sostanze chimiche (Reach), che in questi mesi sta per ricevere l’approvazione definitiva dal Parlamento. Il Reach prevede che le sostanze chimiche siano registrate, valutate accuratamente e accompagnate da idonea documentazione sui rischi, e istituisce un’agenzia europea per il loro controllo.

Altroconsumo, insieme ad altre quindici associazioni che fanno parte del “Tavolo per il Reach”, si impegna da anni perché il regolamento riesca a vedere la luce, senza venire snaturato in seguito alle forti pressioni delle industrie del settore. Uno dei principali obiettivi di Reach è promuovere la diffusione di alternative più sicure per sostituire le sostanze chimiche ad alto rischio, e rispettare il diritto dei cittadini ad accedere alle informazioni sulle sostanze chimiche. Le industrie chimiche, grazie al Reach, dovranno essere più responsabili della sicurezza dei loro prodotti e garantire che non abbiano effetti negativi sulla salute dei cittadini e sull’ambiente.

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Test: formaldeide nelle Cassettiere

Per la nostra prova abbiamo scelto cassettiere adatte alla cameretta dei bambini, categoria particolarmente sensibile all’inquinamento da formaldeide e agli inquinanti volatili in generale.
Il rilascio di formaldeide è maggiore quando il prodotto è nuovo, ma può continuare per settimane o mesi dopo l’acquisto. Ecco perché le emissioni sono state misurate a un giorno di vita delle cassettiere e poi una seconda volta a 28 giorni dal montaggio in casa, quando il mobile dovrebbe aver raggiunto una condizione di stabilità: è proprio quest’ultima la prova più significativa, perché il gas tende ad avere un rilascio ad effetto ritardato.

Nell’assegnare i giudizi del test abbiamo considerato le linee guida dell’Oms (limite di 100 µg/m³) come soglia da non superare, anche se consideriamo come riferimento ottimale il limite più basso di 10 µg/m³.

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Cosa è emerso

I risultati di questa prova sono confortanti: nessuna cassettiera raggiunge emissioni di formaldeide allarmanti. La cassettiera Bricocenter ha un comportamento diverso dagli altri prodotti. I primi giorni emette poca formaldeide, ma con il passare del tempo il rilascio dell’inquinante aumenta, superando i valori di assestamento raggiunti dopo 28 giorni dalle altre due cassettiere del test.

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Test: Formaldeide in casa

Abbiamo misurato la presenza di formaldeide in 37 abitazioni. I campionamenti sono stati effettuati in abitazioni private a Milano e provincia, utilizzando un semplice rilevatore, posizionato per 48 ore in una stanza della casa: generalmente il soggiorno o la camera da letto, dove si trascorre più tempo. Ai volontari abbiamo anche chiesto di compilare un questionario per avere qualche informazione sull’abitazione: la presenza di mobili o arredi nuovi, la ricorrenza di lavori di bricolage o di ristrutturazione ecc.

Il nostro test è stato fatto d’estate, quando le emissioni di formaldeide sono favorite da temperatura e umidità elevate. Anche nel periodo invernale si è esposti agli inquinanti indoor, ma per altri motivi: c’è poca ventilazione dei locali e il riscaldamento è acceso, fattori che favoriscono l’esposizione alla formaldeide in casa.

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Cosa è emerso

La formaldeide è stata rilevata in tutte le 37 case, le concentrazioni variano da un minimo di 11 a un massimo di 60 µg/m³. Il limite della linea guida dell’Oms di 100 µg/m³ non è mai raggiunto. Nessun campione però scende al di sotto dei 10 µg/m³, un valore che testimonierebbe aria davvero pulita, mentre emerge con evidenza che in tutte le case sottoposte al test esistono sorgenti di formaldeide. Il rischio di essere sottoposti a picchi occasionali è dovuto a recenti lavori di ristrutturazione o imbiancatura o alla presenza di nuova mobilia. Il valore massimo di 60 µg/m³ rilevato nelle nostre prove conferma i dati di letteratura riconosciuti per l’aria indoor. Circa la metà dei campioni, anzi, si attesta su concentrazioni di formaldeide ben inferiori (intorno a 20 µg/m³).

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Niente paura, ma prudenza

In casa conviviamo con la formaldeide: la sostanza cancerogena è presente in tutte le case sottoposte alle nostre prove, sia nella mobilia che negli ambienti domestici. I valori emersi sono al di sotto delle linee guida stabilite dall’Organizzazione mondiale della sanità, quindi non sono allarmanti, ma mettono in luce la necessità di modificare l’attuale normativa sugli inquinanti indoor, che non tutela abbastanza le categorie più soggette ai rischi, per esempio i bambini.

Dopo il riconoscimento della formaldeide come sostanza cancerogena, la soglia d’allarme dovrebbe essere ricondotta a valori più prudenti. Il valore ottimale, usato come riferimento per il nostro test, è dieci volte più basso di quello previsto dall’attuale normativa. La prudenza non è mai troppa, soprattutto con sostanze dal comportamento ancora poco noto, come la formaldeide, presenti dappertutto e che possono avere effetti combinati con altri inquinanti presenti tra le mura domestiche. Un rischio per la salute ancora difficile da quantificare.

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