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Vino al metanolo: venti anni dopo
la nostra voce
Vino al metanolo: venti anni dopo
Era il marzo 1986 quando diversi ignari consumatori in Lombardia, Piemonte e Liguria rimasero avvelenati dal vino al metanolo. Sono passati ben venti anni dalla prima grande frode alimentare italiana, che causò la morte di 19 persone e la cecità di altre 15. Uno scandalo che mostrò fino a che punto possono arrivare la ricerca del profitto facile e la mancanza di scrupoli a danno della salute: varie aziende vitivinicole, non esitarono a far ricorso al metanolo, un alcol estremamente tossico, per alzare la gradazione alcolica di vini di scarsissima qualità. Le bottiglie incriminate furono poi vendute nei supermercati a consumatori attratti dal basso prezzo. Il triste esito di questa vicenda è stato un lungo processo, in cui si contestarono reati gravissimi, come l'omicidio volontario. Passati i tre gradi di giudizio, processi in cui Altroconsumo si è costituita parte civile, sono arrivate le condanne penali, ma purtroppo non i risarcimenti alle vittime (i colpevoli, infatti, si sono dichiarati falliti). Fino a oggi, infatti, le persone che bevendo il vino adulterato hanno subito un grave danno e i parenti delle vittime - che si sono autocostituiti in un comitato - non solo non hanno ricevuto un soldo dai colpevoli, ma sono stati abbandonati anche dallo Stato, che non ha provveduto a supplire all'insolvenza dei truffatori. Per risolvere la questione del risarcimento, Altroconsumo ha proposto, per ben tre anni di fila ma senza successo, un emendamento alla finanziaria che stanziasse il dovuto, cioè circa 15 miliardi delle vecchie lire: una cifra irrisoria per il bilancio dello Stato, ma che avrebbe definitivamente fatto giustizia. Questa strage ha portato però anche qualcosa di buono, e non soltanto nella produzione di vino, oggi più controllata. Ha infatti accentuato la sensibilità dell'opinione pubblica nei confornti della sicurezza alimentare: i Nas (Nuclei antisofisticazione dei carabinieri), per esempio, sono nati sull'onda di questo scandalo. E ha sollecitato in noi l'idea di chiedere la creazione di un fondo di garanzia per le vittime di frodi alimentari. Un "paracadute" che già esiste in altri settori, per esempio nel turismo, in cui il fondo serve a risarcire i clienti di tour operator scorretti: perché non anche in un ambito delicato come quello alimentare?
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