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Cloud Computing: i servizi vanno in rete

1 settembre 2011
Cloud Computing: i servizi vanno in rete

Leggere email, scrivere testi, ascoltare musica o salvare foto: si possono fare sempre più cose senza installare software o salvare dati sul pc. Come? Basta andare sulla “nuvola”.

Si chiama Cloud computing. Letteralmente significa informatica nelle nuvole e indica un uso del pc simile a quello tradizionale, salvo che per una fondamentale differenza: al posto dell’hard disk del proprio computer si usa internet. File e programmi non sono più salvati e installati nel proprio Pc, ma operano a partire da qualche server remoto, posto chissà dove, al quale abbiamo accesso solo attraverso la rete. In realtà siamo abituati da tempo a usare servizi via internet (ad esempio quando consultiamo l’orario di un treno o facciamo un bonifico online), ma la nuova ondata dei servizi di cloud computing permette di “spostare sulla rete” anche attività che fino a poco tempo fa erano confinate sul pc, come scrivere testi, ascoltare la nostra musica o archiviare e vedere le nostre foto.

Pro e contro del Cloud computing
Usare servizi basati sulla rete, libera l’utente dal legame con un singolo pc; qualunque apparecchio collegato alla rete può essere usato per accedere ai propri dati e servizi: il vostro pc, cellulare o iPad, ma anche il Pc dell’ufficio, quello di un amico o di un internet café. Svaniscono anche le preoccupazioni legate all’aggiornamento dei programmi: sarà il gestore del singolo servizio online ad aggiornarlo. Per contro, in assenza di connessione a internet i servizi di cloud computing sono inutilizzabili. La gestione dei dati è in mano a società altamente specializzate che, verosimilmente, sono più capaci di tenere i dati al riparo da cancellazioni rispetto all’utente medio, ma sono anche più soggette ad attacchi informatici di malintenzionati.


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