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Cambiare musica

1 luglio 2005
Cambiare musica

Come ci si sta muovendo con la musica online? Le grandi possibilità offerte da Internet devono servire, oltre che a sviluppare mercati alternativi, a portare benefici ai consumatori.

Editoriale

Anche quando hanno inventato la radio, le case discografiche hanno temuto di non vendere più dischi. E quando la televisione è entrata in tutte la case, i gestori di sale cinematografiche avranno pensato di dover chiudere i battenti, dato che i film si potevano vedere gratis in poltrona.

In tempi più recenti, l’avvento dei videoregistratori e l’esplosione dell’offerta audiovisiva hanno messo in subbuglio il mondo del cinema, che ha osteggiato il lancio di film in cassetta e Dvd e poi si è ingegnato per impedirne le copie e limitarne la libera fruizione (per la verità ancora ostacolata dalla artificiosa segmentazione dei mercati).

Ebbene, la storia è lì a dimostrare che i nuovi strumenti spesso integrano i vecchi e, in più, consentono nuove opportunità per tutti: artisti, utenti, imprese, sviluppo tecnologico e scambi culturali. Per il cinema, per esempio, è sorto un ricco mercato video, tra i più fiorenti degli ultimi decenni, e “l’uscita” del Dvd, gradita al pubblico, rappresenta per i produttori un’offerta aggiuntiva e non sostitutiva rispetto alle presenze nelle sale.

Come ci si sta muovendo con la musica online? Le grandi possibilità offerte da Internet devono servire, oltre che a sviluppare mercati alternativi, a portare benefici ai consumatori.

A partire dai prezzi: nei negozi online, dati gli irrisori costi di distribuzione, i prezzi dovrebbero essere molto più bassi. Le major invece reiterano gli accordi, che fanno da sempre sulla vendita di Cd, per mantenere anche su Internet prezzi alti e allineati, impedendo la possibilità di un reale risparmio (vedi il nostro articolo).

Abbiamo denunciato questi comportamenti anticoncorrenziali all’Antitrust italiana e alla Commissione europea. L’altra grande occasione che la rete offre è un accesso facile per un numero sempre più grande di persone a immensi contenuti informativi e culturali.

È dunque un’occasione di crescita, di conoscenza e scambio, anche commerciale, tra chi li produce e i potenziali fruitori, e come tale potrebbe rappresentare anche uno stimolo alla creazione e all’investimento nelle opere d’ingegno.

Invece di favorire tutto ciò, in Italia il governo si è appiattito sulle posizioni delle case discografiche, aggrappate alla loro posizione di rendita, ponendo prima di tutto barriere legali, sfociate nel contestatissimo, anche da noi, decreto Urbani.

La criminalizzazione dei giovani che scaricano musica è operazione più semplice rispetto a una vera guerra alla pirateria o all’impresa di porre le basi per un mercato corretto. Intanto, si è preso tempo per mettere a punto artificiali barriere tecnologiche, che impediscono la libera fruizione della musica (a tutti tranne che ai veri pirati, in grado di aggirarle facilmente). Il contrario di quanto oggi consente la tecnologia che, anzi, è in grado di rendere i contenuti adattabili alle esigenze di ciascuno.

In più, proprio gli ostacoli tecnologici aiutano le major a ricreare online un accordo sui prezzi, uguale a quello della distribuzione tradizionale. Con il risultato che il consumatore paga sempre di più per avere sempre di meno. Paga “l’equo compenso” per i diritti d’autore come sovrapprezzo di tutti i supporti vergini e anche un sovrappiù sugli apparecchi di riproduzione digitale; deve essere attrezzato con il sistema operativo, il browser e i programmi giusti, altrimenti neanche riesce ad accedere ai siti. Fatto tutto ciò, si trova a non poter riprodurre per uso personale i propri brani o a non poterli ascoltare su supporti diversi. Neanche il sacrosanto diritto alla copia privata si salva.



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