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Il mercato discografico nell'era digitale

1 maggio 2008
Il mercato discografico nell'era digitale

Internet e gli Mp3 hanno cambiato il mercato discografico ed il nostro modo di fruire della musica. Le canzoni le archiviamo sul Pc invece che su cassetta, la compriamo online invece che in negozio, la ascoltiamo con l'iPod invece che con stereo e walkman. Le comunicazioni fra appassionati si sono trasformate in social network come Last.fm o MySpace (vedi numero scorso). Persino un'attività come l'imbracciare la scopa sognando di essere Slash dei Guns N'Roses che suona la chitarra sulle note di Welcome to the Jungle ha ora un corrispettivo moderno, grazie alla genialità di videogiochi come Guitar Hero.
Insomma, fra negozi online, siti juke-box e anche videogiochi, l'offerta di musica passa per più canali. Ma ci sono barriere che limitano l'accesso a molti dei servizi più innovativi.

Un mare di possibilità per distribuire musica
Nel mercato discografico (un mercato globale da 20 miliardi di dollari) il ricavato derivante dal digitale è oggi il 15%, suddiviso circa a metà tra i ricavi provenienti dal mondo online e quelli connessi alla telefonia mobile (in Italia il fatturato del 2007 è stato di 211 milioni di euro, di cui il 7% deriva dal digitale; in Corea del Sud il digitale rappresenta il 60% del mercato). Le case discografiche sottolineano che la crescita del digitale non compensa il declino del mercato tradizionale e lamentano un calo del fatturato (il 17% in Italia ), e sembrano voler riversare le colpe di questa situazione sui soliti sospetti (il p2p - condivisione di file - e la pirateria in genere). Ma il mercato globale della musica va oltre quello discografico. Gli artisti, anzi, traggono la stragrande maggioranza dei loro guadagni non dalle vendite dei dischi, bensì da concerti e altre attività collaterali. Qualche dato: considerando i 30 musicisti che hanno guadagnato di più negli USA nel 2002, il 72% dei loro introiti è arrivato dai concerti e solo il 10% dalle vendite di dischi (e nel 2006, i loro guadagni sono raddoppiati rispetto al 2002).

C'è spazio per tutti?
Qualunque gruppo alle prime armi può creare in pochi minuti la propria pagina web. Ma avere un sito che tutto il mondo può vedere non significa che tutto il mondo lo vedrà: più di un milione di gruppi rock hanno una pagina su Myspace, ma per emergere c'è ancora grande bisogno di una forte attività promozionale; questa potrà essere svolta dai fan, tramite i social network o lo scambio di file, ma soprattutto dall'industria discografica. Certo è che per i musicisti intraprendenti (o che non hanno bisogno di promozione), le possibilità sembrano essere molte di più che in passato. Ma qui c'è un punto dolente: tra tutte le parti coinvolte, i musicisti sembrano i più passivi nei confronti di questi cambiamenti. In particolar modo il panorama italiano è piuttosto piatto. Fra i big, segnaliamo che molti dei brani di Vasco Rossi sono oggi disponibili su iTunes e sul sito di Messaggerie Musicali in versione priva di Drm (sistemi di gestione digitale dei diritti, che nella pratica, purtroppo, si sono fino a ora tradotti in restrizioni all'uso dei brani).

E la legge che dice?
La situazione è a dir poco confusa. Da un lato il mercato discografico e gli artisti (e spesso anche il legislatore) continuano la loro ottusa battaglia contro il p2p, nella quale stanno ora cercando di trascinare gli internet provider. Dall'altro lato c'è la recente soluzione del caso Peppermint (vedi riquadro qui sotto). Allofmp3.ru, il controverso sito russo di distribuzione di file musicali, è crollato sotto le pressioni dell'industria discografica, ma manco a dirlo sono apparsi una ventina di siti .ru che offrono un servizio del tutto analogo. Idem per quanto riguarda il p2p: nonostante qualche isolata vittoria legale, gli utenti continuano a moltiplicarsi (solo in Italia sono oltre otto milioni). In un contesto in continua evoluzione (pensiamo agli artisti che distribuiscono via internet, alle radio online...), non si può scaricare sugli utenti la responsabilità di capire cosa è legale e cosa no. Occorre riformare al più presto il diritto d'autore nella società dell'informazione, all'insegna dell'equilibrato dei diversi interessi: dei titolari dei diritti, dei distributori e dei consumatori. Le nuove tecnologie possono essere uno strumento importante: i Drm, che fino a ora sono stati più noti come strumenti di protezione dei diritti unilateralmente imposti, dovranno a nostro avviso essere utilizzati come mezzo tecnologico per realizzare l'incontro fra i diversi interessi e diritti. Noi ci siamo attivati da tempo, presentando contributi alla Commissione governativa per la riforma del diritto d'autore e anche a livello internazionale. Abbiamo sostenuto per esempio la risoluzione del Transatlantic Consumers Dialogue (forum di associazioni di consumatori europee e americane), contraria a tramutare i provider in gendarmi della Rete



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