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Frequenze tv firma la petizione per un'asta pubblica

17 aprile 2012
Frequenze tv firma la petizione per un'asta pubblica

Il Governo ha tenuto fede ai propri annunci e l’emendamento governativo che non regalerà le nuove frequenze tv del digitale al duopolio Rai-Mediaset è stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera. Una buona notizia, ma siamo solo all'inizio. Firma anche tu la petizione.

Abbiamo ricevuto

adesioni

Il Governo Monti si era preso un periodo di tempo per prendere una decisone sulla delicata questione delle nuove frequenze digitali terresti, destinate dal vecchio esecutivo a essere assegante gratuitamente a Rai e Mediaset dopo che Sky aveva deciso di uscire dalla gara di assegnazione (la cosiddetta “beauty contest”). Ora, dopo le recenti dichiarazioni del ministro Passera, il governo sembra essere passato ai fatti e l’emendamento governativo è stato approvato dalla Commissione Finanze della Camera. Il "beauty contest" verrà quindi azzerato e, d'accordo con l'Europa e Autorità delle comuinicazioni, verranno stabilite le procedure per una nuova gara.

Un altro passo avanti nella direzione da noi indicata
Altroconsumo e Femi (Federazione media digitali indipendenti) avevano inviato al Ministro una formale istanza perché il Governo intervenisse sulla procedura di questa gara, annullandola e avviando al suo posto un’asta pubblica come si è fatto con le frequenze per la banda larga di internet mobile. Il Governo ora sembra aver intrapreso proprio la strada da noi indicata. Ma questo è solo un altro passo nella giusta direzione. Proprio per questo continiamo a raccogliere firme a sostegno della la nostra petizione.

In questo modo, oltre ad evitare di rafforzare ulteriormente il duopolio Rai-Mediaset anche nel nuovo contesto digitale, il Governo dimostrerebbe di non voler chiedere, nell’attuale situazione di grave crisi economica, sacrifici solo ai cittadini, esigendo il dovuto per la concessione delle frequenze digitali da Rai, Mediaset e ogni altro operatore che vorrà aggiudicarsele. Di questi tempi, l’Italia non si può certo permettere di rinunciare a qualche miliardo di entrate nelle casse dello Stato.



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