Parliamo di Italia.it e della sua chiusura. L'ex ministro dell'innovazione Lucio Stanca ha sostenuto che dal punto di vista tecnico"il portale era perfettamente funzionante".
Che cosa non ha funzionato allora?
Probabilmente dovremmo metterci d'accordo su cosa significa "dal punto di vista tecnico". Quando è apparso il portale, con enorme ritardo sulla tabella di marcia, non solo non c'erano i contenuti, ma quelli che c'erano erano errati, nessuna montagna a Trento e assolate spiagge sul mare in Umbria.
Non ha funzionato l'intera filiera del portale, dalla progettazione alla gestione dei contenuti, alle risorse di comunicazione. Quelle tecniche probabilmente sono le risorse che hanno malfunzionato di meno. Ciò che è mancato è stato il coinvolgimento della rete e delle immense risorse di intelligenza che mette a disposizione. Attorno a quelle avrebbe potuto essere progettato il portale, con un risparmio di alcune decine di milioni di euro.
Di 58 milioni di euro del progetto originale ne restano ora 21, a suo tempo già destinati alle regioni. Dove finiranno?
Alle Regioni. Che dovrebbero anche spiegare che fine hanno fatto fare ai 13,5 milioni di euro che sono stati stanziati per il Portale Interregionale del Turismo che non ha mai visto la luce. Era un costoso progetto nato quasi contemporaneamente a Italia.it e di cui non si sa più nulla.
La verità è che dopo la chiusura di Italia.it, si è assistito a un rito poco dignitoso per il Paese. Anziché comprendere l'affronto che era stato compiuto ai danni dei contribuenti, le Regioni si sono avventate sulle spoglie del portale reclamando la propria fetta anziché rimentterla in mezzo, congelare tutto e ripartire dalla rete. Ora dicono ai contribuenti che ci sarà un nuovo portale. Immagino che contino sulla tradizionale scarsa reattività degli italiani. In Francia affermazioni così hanno cambiato il profilo politico del Paese.
L'Anci ne vuole una parte per risollevare le sorti dell'economia turistica nei Comuni. L'agenzia nazionale del Turismo pensa a un nuovo portale.
Quale uso lei pensa si dovrebbe fare di quel denaro?
L'unica soluzione di decenza civile e democratica oggi è congelare tutti quei fondi, attendere l'esito delle indagini della Corte dei Conti e, intanto, mobilitare la rete. Bisognerebbe mettere in piedi un "wiki" dedicato e rivolgere un appello a tutti perché emergano rapidamente idee e strumenti per dar vita a un polo del turismo italiano in rete; lo chiedono centinaia di esperti del web che il Governo ha ignorato per anni.
Dalle imprese del settore non mi aspetto l'assalto ai fondi, semmai un contributo all'investimento. Ma le spese possono essere ridotte all'osso, sempre che non ci si metta di mezzo qualche nuovo costosissimo logo. Invece vogliono dare tutto all'Enit che è sì diretto da persone molto competenti ma che non si integra alla rete e alle sue risorse.
Qualsiasi cosa cali dall'alto è in arrivo un nuovo fallimento (anche se qualcuno cercherà di mascherarlo). L'Anci potrebbe spingere perché questo accada e si avvii un nuovo dialogo tra istituzioni e mondo della rete. Se i comuni sono in affanno, non sono quelli i soldi che possono essere adoperati (almeno non ora), soprattutto in assenza di una trasparenza reale sulla gestione pubblica del denaro degli italiani.
Perché un nuovo portale e i soldi alle regioni potrebbero non essere il giusto investimento?
(Forse per non replicare i fallimenti di Italia.it e del Portale Interregionale del Turismo?).
È il metodo il problema. È il metodo il cruccio di chi segue da vicino quanto sta avvenendo. Si ritiene centrale un nuovo e funzionale Portale del Turismo? Si parta dal dialogo, non dai soldi. Vengano le associazioni delle imprese qui in rete a rivendicare le proprie esigenze, l'Enit apra un canale di comunicazione multidirezionale: gli strumenti già ci sono, e non costano alcunché. Si ponga al centro chi la rete la sa fare, si punti sulla collaborazione. Il rischio, che è più una certezza, è che ci si ritrovi tra qualche tempo con un nuovo carrozzone poco efficiente che avrà succhiato tutte le rimanenti risorse a disposizione.
Secondo lei, come possono essere valorizzate le bellezze del nostro paese sfruttando le nuove tecnologie? Proposte?
Prima di tutto occorre agire sulle leggi. Affermare senza mezzi termini il "diritto di panorama", consentire agli appassionati di fruire e far fruire delle bellezze del Paese anche attraverso la riproduzione video e foto online. Coinvolgerli semmai in quello che potrebbe diventare un network sociale del turismo, assimilabile a un futuro portale che diventi tesoro collettivo.
Se parliamo di valorizzazione delle bellezze del nostro Paese, le tecnologie dovrebbero essere impiegate per rivoluzionare l'inventario nei musei, per sapere cosa sta marcendo nelle cantine, per controllare dove e come vengono spostati oggetti di grande valore artistico o storico.
Ci sono opere d'arte che mentre parliamo cadono a pezzi all'interno di strutture antiche e abbandonate di cui pochi conoscono l'esistenza e che giorno dopo giorno vengono perdute.
Ci fa orrore l'idea di vendere il patrimonio monumentale a chi lo comprerebbe a caro prezzo ma lasciamo che quel patrimonio venga distrutto dal tempo e dall'incuria. Le tecnologie possono quantomeno preservarne la memoria, che è una delle chiavi dell'appeal turistico di questo paese. Ma occorre conoscerle. E nel Palazzo sono in pochi quelli che le conoscono.