Il rischio più temuto
I danni per la salute dovuti all’inquinamento urbano provengono in larga misura da due inquinanti: il particolato atmosferico, ovvero le famigerate polveri fini, e l’ozono, un gas tossico prodotto in seguito alle reazioni chimiche provocate dall’azione dei raggi ultravioletti su altri inquinanti. Mentre i maggiori picchi di ozono si verificano nelle ore centrali delle calde giornate estive (quando, durante i giorni di allarme inquinamento, le autorità consigliano appunto di evitare le attività all’aria aperta), la concentrazione di particolato raggiunge in molte città livelli di attenzione e di allarme in tutte le stagioni.
Sempre più spesso la ricerca conferma che ridurre l’esposizione della popolazione agli inquinanti contribuisce a contenere il numero di ricoveri e di decessi, in particolare quando il pericolo si chiama “polveri fini”. Il particolato atmosferico è un insieme di aerosol e di particelle solide di varie dimensioni e composizione chimica. Le polveri sono prodotte dalle emissioni dei motori a scoppio (a benzina, ma soprattutto diesel), dai combustibili utilizzati per la produzione di energia e di riscaldamento e da alcune attività industriali. Più le polveri sono fini più diventano inalabili e pericolose per la salute.
Sulla base delle dimensioni si individuano tre classi di particolato:
- Polveri grossolane (PM10). Particelle con diametro compreso tra 10 e 2,5 micron, che raggiungono le alte vie respiratorie e i polmoni.
- Polveri fini (PM2,5). Particelle con diametro inferiore a 2,5, che penetrano più in profondità nell’apparato respiratorio, raggiungendo gli alveoli polmonari.
- Polveri ultrafini (PM0,1). Particelle con diametro inferiore a 0,1 micron, le temute ‘nanoparticelle’ che raggiungono gli alveoli polmonari e si teme possano passare direttamente nel sangue attraverso i tessuti e favorire l’ostruzione delle arterie.
Sulle polveri fini e ultrafini si stanno concentrando gli studi più recenti. Sembrano infatti proprio queste le particelle più dannose per la salute. Oltre a penetrare più facilmente nell’apparato respiratorio sono anche più aggressive: il PM2,5 è molto più ricco di sostanze cancerogene rispetto al PM10.
Studiosi in allarme
Lo studio italiano Misa 2, che ha preso a campione più di 9 milioni di abitanti delle principali città italiane, rappresenta un’importante conferma degli effetti sanitari a breve termine dell’inquinamento atmosferico. L’analisi dimostra che esiste una correlazione diretta tra l’esposizione agli inquinanti e l’aumento della mortalità (per cause cardiovascolari e respiratorie) e dei ricoveri ospedalieri (per crisi cardiache o respiratorie).
- Correlazione. Lo studio evidenzia che all’aumentare della concentrazione di inquinanti, anche in misura ridotta, corrispondono importanti effetti sulla salute della popolazione. I rischi maggiori per la salute sono legati a malattie respiratorie piuttosto che a quelle cardiache. Secondo lo studio Misa l’inquinamento ha però influenze variabili sull’organismo. Per la mortalità l’aumento di rischio si manifesta entro pochi giorni dal picco di inquinamento (si stima entro due giorni per le polveri fini). L’aumento dei problemi respiratori, invece, è più legato all’effetto cumulativo degli inquinanti, che si realizza anche dopo quindici giorni di esposizione. In particolare il periodo estivo sembra essere, secondo lo studio, il momento più critico per gli abitanti delle grandi città inquinate (l’analisi considera anche l’inquinamento da ozono, un gas tossico presente soprattutto nella stagione calda).
- Le zone. Per la prima volta uno studio suggerisce un particolare legame geografico tra inquinamento atmosferico e mortalità: a dispetto delle credenze, sono le regioni del centro-sud Italia le più esposte agli effetti sanitari provocati dalle polveri sottili. Inoltre i cittadini italiani sarebbero esposti agli effetti dell’inquinamento più di altri cittadini europei. Una delle spiegazioni possibili è che alcune variabili climatiche possano interagire con gli inquinanti e peggiorare la qualità dell’inquinamento nostrano. Anche la particolare conformazione delle città e gli stili di vita tipici dei Paesi a clima mite (che consentono di passare più tempo all’aperto, purtroppo anche più esposti al traffico) potrebbero favorire l’innalzamento del rischio.
- Popolazione. Gli studi suggeriscono anche che l’effetto nocivo degli inquinanti colpisce maggiormente le classi socioeconomiche svantaggiate. Non sarebbe il reddito, ma la poca istruzione a esporre maggiormente i cittadini ai rischi dell’inquinamento. Si suppone che il ridotto accesso alle cure e la scarsa informazione (che si traduce nella poca capacità di sfruttare le possibilità di prevenzione) siano le principali discriminanti socioambientali. Più si fa informazione, quindi, più si previene e si protegge la salute dei cittadini.
- Autorità. Lo studio Misa sottolinea inoltre le responsabilità delle autorità sanitarie. Se applicati nelle città italiane, i limiti fissati dalle direttive europee per il 2010 (per le polveri la concentrazione media annua deve essere al di sotto dei 20 microgrammi per metro cubo) avrebbero contribuito a evitare circa 900 decessi, nei sei anni monitorati, dovuti al particolato nelle città considerate.
Dall’Oms conferme
Sulla base degli importanti risultati dello studio Misa, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (Apat) ha commissionato all’ufficio regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità uno studio sugli effetti sanitari dello smog.
L’Organizzazione mondiale della sanità nel 2006 ha realizzato uno studio sui rischi per la salute legati a polveri sottili e ozono. Sono 13 le città italiane coinvolte nello studio (che riguarda il 16% della popolazione nazionale). La stima riguarda l’esposizione dei cittadini ai livelli di polveri registrati dalle centraline di monitoraggio dell’inquinamento urbano. I dati si basano su medie annue rilevate nelle grandi città nel triennio 2002-2004, è esclusa l’esposizione a picchi occasionali di inquinanti.
- Correlazione. Anche lo studio dell’Oms testimonia la correlazione tra inquinanti e aumento di malattie e mortalità. L’impatto sulla salute a lungo termine è notevole: nel periodo considerato è stato quantificato in almeno 8.220 morti l’anno (l’equivalente del 9% dei morti per cause naturali nella popolazione al di sopra dei 30 anni), attribuibili a concentrazioni di PM10 superiori a 20 mg/m³.
- L’Italia. Anche in questo caso le concentrazioni di inquinanti misurate in Italia sono più elevate delle quantità medie europee, quindi più grave risulta l’impatto sulla salute della popolazione.
Regole violate
Anche altri studi hanno concluso che il particolato ha gravi effetti sulla salute e che non esiste un livello di concentrazione dell’inquinante al di sotto del quale non si rilevano effetti negativi.
I limiti previsti dall’Unione europea sono già un compromesso. Attualmente sono in discussione, ma è probabile che anche alla luce di questi recenti studi la media giornaliera che le amministrazioni dovranno rispettare possa essere sensibilmente ridotta, praticamente dimezzata. Eppure molte città hanno grandi difficoltà a rispettare i limiti attuali. In Italia nel 2005 i 35 giorni consentiti di superamento dei limiti per il PM10 in alcune città erano stati raggiunti già a marzo. Ma la concentrazione degli inquinanti deve essere ridotta, non si può affrontare il problema solo realizzando periodicamente incentivi per rinnovare il parco auto. Spostarsi e viaggiare oggi è diventato indispensabile, bisogna agire con strategie ampie, che riguardino regioni estese (si pensi all’area critica della pianura padana), a partire dal miglioramento del trasporto pubblico.
L’obiettivo è importante: l’inquinamento è un’emergenza sanitaria, che espone a un aumento del rischio tutta la popolazione. Nessuno escluso, neanche gli amministratori delle nostre città.
Un’emergenza sanitaria
Morti premature, malattie croniche e acute, diminuzione dell’aspettativa di vita: è questo il preoccupante bilancio sanitario di due recenti studi epidemiologici sull’impatto dello smog sulla salute dei cittadini italiani. A ciò va aggiunto il costo di migliaia di ricoveri ospedalieri in più, che gravano sul sistema sanitario. L’inquinamento è diventato una vera e propria emergenza. Secondo lo studio pubblicato da Oms e Apat tra il 2002 e il 2004 più di 8 mila decessi nelle principali città italiane sono dovuti agli effetti a lungo termine delle polveri sottili, l’inquinante più temuto.
È necessaria un’azione immediata per ridurre i rischi dell’inquinamento: il rispetto della legislazione comunitaria garantirebbe una sostanziale riduzione degli effetti sulla salute. Le restrizioni al traffico privato avrebbero anche positivi effetti collaterali, per esempio ridurrebbero i danni alla salute provocati dagli incidenti stradali, dall’esposizione al rumore, dall’inattività fisica. Tutte conseguenze del cattivo stile di vita metropolitano.