Pochi si rivolgono a strutture pubbliche
Contrariamente a quanto succede negli altri Paesi, in Italia chi decide di rivolgersi a un dottore per lenire i "dolori dell'anima" - soltanto l'11% - non sceglie il medico di famiglia (solo il 7%). La stragrande maggioranza si rivolge a uno psicologo (36%), o a uno psichiatra (22%) oppure a un neurologo (14%). Anche l'eventualità di consultare un altro tipo di terapeuta, per esempio l'omeopata, è poco diffusa da noi.
Quello che sorprende è che in tutti i Paesi coinvolti nella nostra inchiesta coloro che si sono subito rivolti a uno specialista si sentono, all'inizio della terapia, maggiormente angosciati rispetto a chi è andato per esempio da un medico generico: in Italia sono il 23% contro il 12%. Inoltre, chi decide di sottoporsi a una terapia preferisce nel 68% dei casi il sistema privato e non quello pubblico. La ragione principale potrebbe essere che il servizio sanitario pubblico ha fama di occuparsi soprattutto di malattie psichiche più gravi.
Il tipo di terapia
Come si sceglie una cura piuttosto che un'altra? Secondo la nostra indagine, la ragione principale della scelta sta nella gravità del disturbo, ma conta anche il tipo di disturbo, l'esperienza del terapeuta e anche la preferenza del paziente. Quanto all'efficacia della cura, la percentuale di chi dice di stare traendo beneficio è più alta nelle persone che stanno seguendo una terapia combinata, cioè a base di farmaci e di dialogo con il proprio terapeuta (il 68% contro il 60% di chi sta seguendo solo una terapia verbale e il 65% di chi prende solo farmaci).