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Editoriale

6 febbraio 2008

Gli strumenti di controllo e direzione associati ai processi di liberalizzazione devono assicurare un contesto consono all’offerta di servizi efficienti, economicamente adeguati alle esigenze dei cittadini e del sistema produttivo.


Non si tratta, tuttavia, di una facile sintesi.


 

Gli strumenti di controllo e direzione associati ai processi di liberalizzazione devono assicurare un contesto consono all’offerta di servizi efficienti, economicamente adeguati alle esigenze dei cittadini e del sistema produttivo.

Non si tratta, tuttavia, di una facile sintesi.

La salvaguardia dei diritti dei cittadini non riguarda, innanzitutto, i soli profili economici, ma anche - è lapalissiano ricordarlo - quelli fondamentali nel disegno costituzionale di garanzia della salute e della integrità fisica, tragicamente in secondo piano in fabbriche e cantieri dove l’assenza di adeguate forme di controllo rende la morte un elemento di familiare quotidianità.

Drammatici eventi pongono paradigmatici interrogativi sull’efficacia della norma, delle sue modalità di attuazione,  del controllo sull’attuazione medesima, dei rischi sottesi a un’innata propensione a una over regulation che troppo spesso equivale a un’assenza di regolazione sia per l’incapacità gestionale degli organi a ciò preposti, sia per l’innata propensione alla formulazione di regole, le cui multiformi possibilità interpretative concedono inammissibili spazi all’arbitrio: la sfera dell’urbanistica, della difesa del territorio, dell’ambiente in senso lato rappresenta, a questo proposito, un ulteriore caso di scuola della incapacità di governare attività rispetto alle quali gli interessi economici entrano in conflitto con valori primari.

Una politica dei servizi al cittadino deve articolarsi sia nell’adozione di forme di regolazione volte a favorire un’efficace sintesi fra le scelte degli operatori economici e le esigenze dei cittadini, sia nella definizione di una politica industriale volta a promuovere lo sviluppo dei servizi medesimi, creando i presupposti di un mercato in grado di offrire condizioni competitive di qualità e di prezzo.

Non è questa la sede per ricordare che l’assenza nel nostro paese di una reale cultura della concorrenza troppo spesso sortisce il gattopardesco effetto di cambiare tutto affinché nulla cambi.

Al contempo la Commissione europea ha rilevato un eccesso italiano di tutela regolatoria delle forniture elettriche per i clienti cosiddetti “liberi” che, di fatto, non sono posti in grado di fruire appieno dei benefici della liberalizzazione: le scelte adottate in altri paesi europei indicano come - pur in presenza delle medesime direttive comunitarie da recepire - possano esservi spazi per l’elezione di differenti indirizzi.

In un settore diverso da quello dell’energia, quello del recepimento delle regole comunitarie preclusive delle pratiche commerciali scorrette nei rapporti con i consumatori, è difficile non pensare che uno stile redazionale più semplice da parte del nostro legislatore avrebbe agevolato la comprensione e l’applicazione della norma.

Non sarà mai richiamata a sufficienza la scelta dell’Assemblea costituente la quale, terminata la redazione della Carta costituzionale, ne sottopose il testo - ispirata forse dal manzoniano risciacquo dei panni in Arno - ai maggiori letterati e linguisti dell’epoca, per avere la certezza di licenziare un elaborato cristallino, accessibile a tutti.

La trasparenza è questione di forma e, a un tempo, di sostanza: qualche riflessione meritano, a questo riguardo, le sempre più raffinate tecniche di profilazione del consumatore il quale, di regola senza saperlo, fornisce agli operatori e agli strateghi del marketing dati che sono preziosi per chi sa utilizzarli e potenzialmente delicati per l’interessato, tracciato e schedato in ogni sua abitudine di spesa.

La trasparenza è anche sottesa alla controversa questione dell’ammissibilità, o meno, della pubblicità dei prodotti farmaceutici, che riverbera i suoi effetti anche sulle relazioni fra cittadini e sistema sanitario e - ancora una volta - sull’attività di regolazione e controllo degli organi a ciò preposti; si deve, inoltre, oggi fronteggiare la diffusione di farmaci che, al pari delle borsette e dei dischi, sono sovente contraffatti.

La Commissione europea è intervenuta nei confronti dell’Italia anche in relazione alla disciplina delle assicurazioni auto, chiedendo - come è noto - la modificazione del sistema delle tariffe e dell’obbligo a contrarre per le compagnie, iniziativa controversa rispetto alla quale possono ravvisarsi luci e ombre.

In questo numero sono, infine, affrontati due temi non meno rilevanti: la disciplina in itinere della erogazione dei servizi pubblici locali e quello, correlato, dello smaltimento dei rifiuti.

Lo schema del disegno di legge delega predisposto dal Governo per il riordino della disciplina dei servizi pubblici locali contempla il ricorso a procedure competitive a evidenza pubblica per l’affidamento dei servizi, il mantenimento della proprietà pubblica delle reti e degli impianti a esse strumentali, la limitazione della possibilità di gestione dei servizi in regime di esclusiva in settori tetragoni ai processi di liberalizzazione e protetti da pesanti pressioni, espressione di istanze estranee a qualsivoglia logica imprenditoriale. Vi è, però, il rischio, se non la certezza, che anche questo disegno di legge affondi nelle sabbie mobili parlamentari.

Anche il problema dei rifiuti coinvolge direttamente imprese e amministrazioni locali: la politica dei rifiuti non consiste soltanto nella definizione delle regole che devono disciplinare le attività di raccolta, ma anche l’occasione per valorizzare le economie di scala dischiuse dallo sviluppo di attività diversificate, ma organizzate coordinatamente, in modo da tener conto della complementarietà fra i diversi servizi offerti ai cittadini.



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