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Influenzati da chi?

2 novembre 2005

Editoriale

La paura gioca un ruolo sempre più importante nella nostra vita quotidiana. Siamo bombardati di allarmi. Dai grandi allarmi sociali, terrorismo, siccità, catastrofi naturali, alle paure, diciamo, più intime, come la paura di invecchiare, di ammalarci, di morire... Cavalcare un sentimento naturale come la paura o addirittura alimentarla sta diventando un'efficace arma di persuasione di massa per favorire grandi interessi economici. Il campo della salute è uno dei terreni più fertili. Prendiamo il caso dell'influenza aviaria. Le informazioni allarmistiche riportate dai giornali italiani su una probabile e imminente pandemia sono emerse dalla Seconda Conferenza europea sull'influenza tenuta a Malta a metà settembre, sponsorizzata da aziende produttrici di vaccini antinfluenzali e di farmaci antivirali. Da questi congressi medici escono notizie non necessariamente false, ma spesso comunicate in modo tale da orientare irrazionalmente i comportamenti collettivi e alimentare, o addirittura creare, nuovi e redditizi mercati. Il problema è che i mezzi d'informazione finiscono per sollecitare una sorta di psicosi, anziché fare chiarezza sui rischi reali. D'altra parte gli interessi in gioco per fornire agli Stati i vaccini o altri farmaci di cui potrebbero avere bisogno sono così elevati, si parla di miliardi di dollari, che è difficile fare stime sui rischi obiettive e sicure. Sta di fatto che per ora l'influenza aviaria si è diffusa solo tra i volatili. Ci sono stati un centinaio di casi nel mondo (tutti nel sud-est asiatico) di trasmissione dai volatili all'uomo, ma ancora non esiste un virus che si trasmetta da uomo a uomo. Quando questo virus prenderà forma si potrà parlare di rischio pandemia e mettere a punto, in qualche mese, un vaccino ad hoc. Ma nessuno può dire se e quando accadrà. Siamo d'accordo sul fatto che il problema meriti attenzione e che gli Stati, come sta avvenendo, prendano tutte le misure per prevenire o ridurre i rischi potenziali (a partire da controlli negli allevamenti e alle frontiere) e siano pronti ad agire in caso di emergenza. Ma tutto deve avvenire nella massima trasparenza, informando i cittadini ed esplicitando anche gli accordi economici con le case farmaceutiche. Non siamo d'accordo, per esempio, sull'invito del ministro della Salute a estendere la vaccinazione contro la comune influenza a tutta la popolazione: non esistono dati che ne dimostrino l'utilità in caso di influenza aviaria. Il vaccino può portare relativi benefici a persone anziane, bambini con problemi di salute, malati cronici. Ma suona come minimo sospetto che proprio mentre gli ultimi dati scientifici ridimensionano l'efficacia dei vaccini antinfluenzali attualmente in commercio, parta una massiccia campagna informativa che - sfruttando la paura dell'aviaria - induca la popolazione adulta e sana, che non ne ha bisogno, a vaccinarsi (l'ambizioso obiettivo è di passare da 11 a oltre 23 milioni di vaccinati). E ancora, l'allarme influenza aviaria ha rimesso in pista i farmaci antivirali (come il Tamiflu di Roche, che aspettava da tempo un "lancio"), la cui efficacia è provatamente scarsa contro la comune influenza: non si capisce su quali basi scientifiche dovrebbe funzionare contro un virus che ancora non esiste e dunque perché il nostro governo ne abbia prenotate fin d'ora dosi per il 10% della popolazione. Non sappiamo a che prezzo, né a che condizioni in caso di rientro dell'allarme, visto che hanno una scadenza di soli due anni.



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