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Le affinità elettive

1 aprile 2006

Tempo di programmi, di promesse e di progetti per rilanciare la nostra economia stagnante, ma anche la cultura, la ricerca, l’equità sociale.

Tempo di programmi, di promesse e di progetti per rilanciare la nostra economia stagnante, ma anche la cultura, la ricerca, l’equità sociale. Tempo di voto. Sta anche a noi, ed è un’occasione da non sprecare, imporre all’agenda politica le priorità da affrontare. Di che cosa hanno bisogno i cittadini? Prima di tutto che siano messi al centro delle future azioni di governo le loro esigenze e i loro interessi. Ebbene, noi (e molti autorevoli economisti con noi) riteniamo che puntare sull’interesse dei consumatori sia anche strategicamente vincente, perché porterà vantaggi a tutta la società, favorendo il rilancio economico del Paese. In questi ultimi anni il consumatore è salito alla ribalta della cronaca sostanzialmente per un motivo: l’impoverimento generale delle famiglie a reddito fisso dovuto all’aumento di prezzi e tariffe. La perdita del potere d¹acquisto non è che la conseguenza più vistosa dell’assenza dall’agenda politica e parlamentare di tutto ciò che riguarda l’interesse dei cittadini, che è come dire di tutti gli aspetti relativi alla vita economica e sociale del Paese.

In termini concreti, su cosa si deve puntare oggi con determinazione? Altroconsumo ha definito una serie di priorità, che coincidono con alcune delle battaglie condotte negli ultimi anni. Prima di tutto bisogna eliminare i vincoli alla concorrenza che ancora esistono in molti settori: grande distribuzione, farmaci, energia, telecomunicazioni, trasporti, banche e assicurazioni, diritti televisivi, libere professioni. Aumentare la competitività, infatti, vuol dire stimolare la produzione (e dunque l’innovazione e la creazione di nuovi posti di lavoro), migliorare la qualità di prodotti e servizi e offrirli a prezzi più equi. Altri obiettivi irrinunciabili sono ridare efficienza a servizi essenziali come la sanità e i trasporti e fare opera sistematica di informazione e sensibilizzazione sul risparmio energetico e sulla salvaguardia dell’ambiente. È  necessario infine che sia assicurata una adeguata tutela degli interessi collettivi (pensiamo ai danneggiati dal crac Parmalat) con strumenti processuali adeguati e più rapidi, come la class action. Certo non è tutto. Molto lavoro e impegni ci aspettiamo dai nuovi governanti sul fronte dell’equità fiscale e degli aiuti alle fasce più deboli, sul rilancio della ricerca scientifica, su affitti, scuola, cultura, mobilità, tutela del risparmio. I problemi e le insoddisfazioni dei consumatori sono oggi così evidenti e innegabili che rischiano di diventare una bandiera elettorale, sventolata un po’ da ogni parte. Attenzione a chi improvvisamente si riempie la bocca invocando tutele e diritti per i consumatori: quelli che vogliamo sentire sono impegni concreti ad abolire le tariffe minime per i professionisti, aiutare con incentivi economici il risparmio energetico, eliminare la doppia tassa sul gas, consentire ai supermercati la vendita dei farmaci o della benzina, liberalizzare le licenze dei taxi, sanzionare chi viola le regole del mercato e così via. Ancor più critica è la nostra opinione sulle “liste dei consumatori”, da qualunque parte siano schierate: nessuno ha il diritto di sfruttare per scopi elettorali o interessi personali il patrimonio di credibilità e di conquiste conseguite in anni di duro lavoro dal movimento consumerista, la cui forza e credibilità sta proprio nell’indipendenza, oltre che da ogni sorta di interesse economico, anche dai partiti. Solo associazioni indipendenti possono rappresentare efficacemente gli interessi di tutti i cittadini, qualunque sia la loro opinione politica.



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