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"Made in Italy" tra vecchi e nuovi protezionismi

13 giugno 2007

Paolo Martinello
La crescita dell’import dai paesi asiatici, in particolare nei settori tessile e calzaturiero, ha spinto l’Unione europea a reintrodurre quote e dazi e a proporre l’indicazione obbligatoria dell’origine geografica dei prodotti importati. Si tratta di misure contrarie agli interessi dei consumatori, ma anche un modo miope e anacronistico di affrontare i contraccolpi della globalizzazione e, quindi, in prospettiva dannoso per gli stessi settori produttivi che le invocano.



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