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Altroconsumo su Telecom: l'Authority e' debole, in ritardo e…non garantisce l'interesse dei consumatori
L'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni è in ritardo nella vicenda Telecom, non ha mai convocato una consultazione pubblica per definire gli aspetti regolatori nella separazione funzionale della rete telefonica
L'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni è in ritardo nella vicenda Telecom, non ha mai convocato una consultazione pubblica per definire gli aspetti regolatori nella separazione funzionale della rete telefonica, come invece annunciato con le fanfare sul proprio sito internet il 22 febbraio scorso, e non ha la forza per imporre la regole del gioco a tutela degli interessi diffusi di tutti i consumatori e del Paese.
E' quanto commenta Altroconsumo a margine delle dichiarazioni, venate di un insolito ottimismo, del presidente dell'AGCOM Corrado Calabrò, sulla necessità di scorporo della rete Telecom e sulla realizzazione di questa operazione.
La consultazione pubblica era stata annunciata per la seconda metà del marzo scorso…ad oggi, nessuna consultazione pubblica: i consumatori, ancora una volta, sono stati ignorati.
L'Authority ha sulla carta le leve per garantire trasparenza e concorrenza nel mercato della telefonia; sarebbe dovuta intervenire puntualmente affinché l'ex-monopolista, Telecom, non fagocitasse il mercato sfruttando la sua funzione di operatore all'ingrosso sugli altri operatori, mantenendo elevatissime quote di mercato al dettaglio nel fisso e ancora più nella banda larga, a danno dei concorrenti e dei consumatori finali.
Interventi mai realizzati, con diversi episodi di abuso di posizione dominante, dall'adsl, all'unbundling (il famigerato ultimo miglio).
Se il consumatore in questi anni ha pianto, per non aver beneficiato appieno dei vantaggi della liberalizzazione, il piccolo azionista Telecom non ride: il gioco di scalate e fusioni dal 1997, anno di privatizzazione dell'ex-monopolista a beneficio di soggetti italiani doc, ha fatto esplodere i debiti Telecom. Nel 1997 erano "solo" 8 miliardi di euro, un terzo dell'attività; a fine 2006 erano oltre 37 miliardi, quasi i due terzi dell'attività. Situazione che ha appunto penalizzato da un lato i clienti Telecom, spremuti a dovere, dall'altro i piccoli azionisti.
Per Altroconsumo il modello Openreach potrebbe non essere la soluzione, proprio per la debolezza storica dell'AGCOM, lontana anni luce dalla sua omologa del Regno Unito, che gestisce e garantisce per l'attività di Openreach. Esiste il modello innovativo One network, che prevede la compartecipazione di vari operatori nella gestione della rete sotto il controllo dell'AGCOM. Un esperimento interessante che prevederebbe degli investimenti di ammodernamento sulla rete, con benefici diretti per i gestori (tutti gli operatori, non il solito fortunato di turno) nell'interesse dello sviluppo del Paese. La rete, dal punto di vista tecnologico è vecchia: l'Italia rischia a breve il gap tecnologico rispetto agli altri Paesi europei.