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Conciliazione delle controversie: il ruolo delle associazioni di consumatori

1 novembre 2009

Pietro Praderi - Lega Consumatori

Il Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti ha approvato il documento con il quale si chiede al Ministero dello Sviluppo Economico il riconoscimento delle procedure conciliative in attuazione dell'Art. 141 del Codice del Consumo.
Il documento del Cncu contiene i risultati di un lavoro serio e responsabile condotto dalle associazioni dei consumatori per affermare e difendere le potenzialità della conciliazione paritaria ma, allo stesso tempo, per affrontare e superare gli elementi di rischio e di debolezza di questo modello.

Il CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e utenti) ha approvato il documento con il quale si chiede al Ministero dello Sviluppo Economico il riconoscimento delle procedure conciliative in attuazione dell'Art. 141 del Codice del Consumo.

Le procedure di cui si chiede il riconoscimento fanno ricorso al modello di conciliazione cosiddetta paritaria, che entra nel novero delle procedure extragiudiziali previste e riconosciute dalla Raccomandazione 2001/310/Ce e che trovano fondamento anche nella Raccomandazione 1998/257/Ce (che al capoverso conclusivo sul principio di indipendenza afferma: "Quando l'adozione della decisione è collegiale, l'indipendenza dell'organo responsabile della decisione è garantita attraverso la rappresentanza paritaria dei consumatori e dei professionisti").

In vent'anni la conciliazione paritaria ha prodotto oltre 100.000 conciliazioni con un procedimento rivelatosi rapido, efficace, gratuito o poco oneroso per il consumatore e l'utente ed ha prodotto oltre venti procedure negoziate fra associazioni dei consumatori e grandi aziende o associazioni di aziende.

Spiccano, in particolare, le iniziative della conciliazione sui titoli Parmalat, Cirio , Giacomelli ecc che sono degne di menzione anche perché, specie con Banca Intesa , hanno rappresentato una forma di conciliazione collettiva e nel metodo evocano procedure riconducibili alla Class- Action (vedi ad esempio l'informazione preventiva a tutti i possibili aventi diritto).

La "conciliazione paritaria" è un particolare modello di ADR (Alternative Dispute Resolution) che prevede la costituzione di una Commissione di Conciliazione formata pariteticamente da un esponente delle Associazioni dei consumatori che rappresenta il consumatore ed uno dell'impresa. Non è prevista la presenza di un terzo che svolga il ruolo di mediatore o di arbitro perché la risoluzione della controversia nasce esclusivamente dal contraddittorio fra le parti.

L'altro elemento caratterizzante la Conciliazione paritaria è la presenza di un Regolamento, contenente le cosiddette "regole del gioco" che le parti sottoscrivono e le Commissioni sono chiamate ad applicare.

Il documento del Cncu contiene i risultati di un lavoro serio e responsabile condotto dalle associazioni dei consumatori per affermare e difendere le potenzialità della conciliazione paritaria ma, allo stesso tempo, per affrontare e superare gli elementi di rischio e di debolezza di questo modello.

Ci si è pertanto posti i seguenti obiettivi:

  • pluralità di modelli di procedure extragiudiziali per rendere effettivo l'esercizio del potere di scelta del consumatore e, all'interno di questo quadro, chiedere il riconoscimento del modello paritario. Sta qui la ragione del dialogo mai interrotto con il sistema camerale e la collaborazione con il suo modello pubblico di conciliazione diverso da quello paritario;
  • conciliazione come strumento di composizione delle controversie insorgenti in un rapporto tra consumatori, associazioni e imprese che consenta di affrontare anche le cause all'origine delle singole controversie (pratiche commerciali sleali, aggressive e fraudolente) e non solo come rimedio per la minoranza dei consumatori che "protestano" e vi ricorrono;
  • introduzione dei "Comitati di Garanzia", che recuperino nello stesso modello di conciliazione paritaria il valore e il ruolo della "terzietà", non nella gestione delle controversie (che resta affidata ai due conciliatori di parte), ma come strumento di "trasparenza e di garanzia" sulla applicazione corretta e integrale delle regole della procedura, da verificarsi attraverso Report annuali e monitoraggi;
  • modelli di conciliazione diversi e complementari. I "progetti pilota" sostenuti dalla Commissione Europea denominati "conciliazione e arbitrato"prevedono una procedura composta da due fasi: la conciliazione paritaria e l'arbitrato, rapportati tra di loro in modo funzionale: l'utente adiva il primo e, non risolvendo il problema, poteva rivolgersi all'arbitro per ottenere il lodo. Nel documento del CNCU si prevedono procedure basate su due livelli, il primo che fa uso del modello paritario e che consente presumibilmente la composizione pacifica della maggioranza delle controversie e il secondo che le due parti possono adire e che prevede l'intervento del mediatore con il ruolo di facilitatore come prevede l'art. 3 lettera a della Direttiva 2008/52/Ce (per mediazione si intende un procedimento (…) dove due o più parti di una controversia tentano esse stesse, su base volontaria, di raggiungere un accordo sulla risoluzione della medesima con l'assistenza di un mediatore" chiamato non ad imporre la soluzione ma a svolgere un ruolo facilitatore per raggiungerla).

Vanno riconosciute alcune responsabilità delle associazioni e delle imprese nell'offrire in certi periodi e vicende una immagine della conciliazione non trasparente, moderna ed efficace. Di difficile comprensione per i soggetti esterni al percorso della conciliazione è stato ad esempio il moltiplicarsi delle conciliazioni sui cosiddetti "servizi a valore aggiunto". La stessa interpretazione del principio di indipendenza (primo fra i sette previsti dalla Raccomandazione 98/257/Ce) ha rischiato di creare dubbi e nuocere all'immagine della stessa conciliazione paritaria.

Il Documento del CNCU affronta il nodo del finanziamento di queste procedure.

La gestione delle procedure di conciliazione ha un costo per le imprese e per le associazioni. I costi delle associazioni dei consumatori non possono essere sostenuti dalle imprese pena il venir meno del principio di indipendenza .

Le associazioni dei consumatori hanno dimostrato, al venir meno del sostegno dei progetti pilota CE, di continuare il loro impegno nella conciliazione ricorrendo ampiamente al volontariato, né si deve escludere ,in mancanza di alternative, la chiamata a responsabilità diretta degli stessi consumatori e utenti. L'orientamento proposto dalla Commissione Europea, da sempre, è quello tuttavia di assicurare ai consumatori un servizio di conciliazione rapido, efficace, gratuito o poco oneroso. Il Documento del CNCU propone la costituzione urgente di un "Fondo Conciliazione alimentato dalle multe comminate dalle Autorità Indipendenti". Al Fondo, sostiene il documento, "possono confluire anche le risorse stanziate in conformità a un protocollo di intesa associazioni consumatori - imprese-Autorità- Ministero". Da qui la possibilità che le stesse imprese possano contribuire ad alimentare il fondo ma in modo trasparente, pubblico e senza ledere il principio di indipendenza.

A sostenere la giustezza di tale soluzione sono intervenute pubblicamente anche Autorità importanti quali quella della Energia.



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