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Farmaci prescritti per principio attivo: le lobby vincono, la spesa si scarica sui cittadini

31 luglio 2012
Farmaci prescritti per principio attivo: le lobby vincono, la spesa si scarica sui cittadini

Le lobby del farmaco sono riuscite a prevalere sugli interessi dei cittadini. A causa di un nuovo emendamento inserito nella "spending review" il medico non è più obbligato a indicare nelle prescrizioni il principio attivo al posto del nome commerciale del farmaco, ma può indicarli entrambi. La quota del prezzo dei farmaci a carico dei cittadini (già +13% nell’ultimo anno) è destinato ad aumentare.

Nel quadro della “spending review”, ovverosia dei tagli per alleggerire la spesa pubblica, era stato inserito un provvedimento che obbligava i medici di base a prescrivere i medicinali con il nome del principio attivo, come si fa da sempre in altri paesi europei, sia la prima volta che prescrivono un farmaco per una terapia cronica; sia quando prescrivono un farmaco per una terapia non cronica ed esistono diversi farmaci equivalenti.
Insomma, non avrebbero dovuto più scrivere, per fare un esempio, “Aulin”, bensì “nimesulide”. E in farmacia avremmo potuto scegliere il farmaco a base di nimesulide che costa meno (per trovare il farmaco meno caro a parità di principio attivo, utilizza la nostra banca dati).

Le lobby del farmaco hanno avuto la meglio
Alte e immediate le proteste di Farmindustria, che sostiene che il provvedimento “esautori” il medico dalla scelta del farmaco. Ma perché il medico dovrebbe occuparsi della marca, quando quello che conta è il principio attivo? In realtà in questo modo il paziente sarebbe stato incoraggiato a scegliere il farmaco che costa meno, all’interno di quelli con lo stesso principio attivo. Il che si sarebbe tradotto, sperabilmente, in un aumento del consumo di generici.
Ma le proteste di Farmindustria e dei sindacati dei medici hanno prevalso: i medici continueranno a poter prescrivere i farmaci con il nome commerciale. E i cittadini, purtroppo, saranno indotti a pagare per avere proprio quello. 
Del resto, il segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg) aveva sostenuto l’inutilità del provvedimento, adducendo il motivo che già ora il Servizio sanitario rimborsa soltanto il prezzo del generico, lasciando il resto ai cittadini. Per la Fimmg risparmiare o scaricare i costi sui cittadini è evidentemente la stessa cosa.

Risparmiare sui farmaci, non scaricare la spesa sui cittadini
Avevamo appoggiato il provvedimento, apprezzabile da molti punti di vista.
- È meglio spingere il medico a usare il nome del principio attivo e non il nome di fantasia dei farmaci: questo aiuta il paziente a capire che cosa si sta assumendo, diminuisce il rischio di prendere lo stesso principo attivo attraverso farmaci diversi, rende il cittadino più consapevole.
- Sono ottimi tutti i provvedimenti che incoraggiano a usare farmaci equivalenti (o generici) al posto dei farmaci di marca: ricordiamo che un farmaco equivalente acquistato in farmacia ha tutte le caratteristiche di sicurezza ed efficacia che hanno i farmaci di marca ed è prodotto e garantito esattamente allo stesso modo.
- Sono ottimi i provvedimenti che incidono sulla spesa senza peggiorare la qualità della cura: e utilizzare maggiormente i farmaci equivalenti è certamente uno di questi.

Attiviamoci e insistiamo per avere il generico
Se lo Stato non riesce a difenderci, difendiamoci da soli! I farmaci generici sono garantiti, efficaci e sicuri quanto gli altri, rifiutiamoci di spendere più soldi per avere la stessa cosa.
- Chiediamo sempre al medico di prescriverci un farmaco generico.
- In farmacia, chiediamo sempre al farmacista di darci l’equivalente più economico.
- Usiamo la banca dati di Altroconsumo per trovare i farmaci più economici.

 

 

Nel quadro della “spending review”, ovverosia dei tagli per alleggerire la spesa pubblica, è stato inserito un provvedimento che obbliga i medici di base a prescrivere i medicinali con il nome del principio attivo, sia la prima volta che prescrivono un farmaco per una terapia cronica; sia quando prescrivono un farmaco per una terapia non cronica ed esistono diversi farmaci equivalenti.
Insomma, non scriveranno più, per fare un esempio, “Aulin”, bensì “nimesulide”. E in farmacia potremo scegliere il farmaco a base di nimesulide che costa meno.
Spending review: Farmindustria protesta, Altroconsumo approva
Alte e immediate le proteste di Farmindustria, che sostiene che il provvedimento “esautori” il medico dalla scelta del farmaco. Ma perché il medico dovrebbe occuparsi della marca, quando quello che conta è il principio attivo? In realtà in questo modo il paziente è incoraggiato a scegliere il farmaco che costa meno, all’interno di quelli con lo stesso principio attivo. Il che si tradurrà, sperabilmente, in un aumento del consumo di generici.
Il cittadino resta comunque libero di continuare a prendere il farmaco di marca, pagando, come oggi, la differenza di prezzo. Da tempo il Servizio sanitario rimborsa soltanto il prezzo del generico: quindi dal punto di vista della libertà di scelta per il cittadino non cambia niente.

Risparmiare sui farmaci, non scaricare la spesa sui cittadini
Si tratta di un buon provvedimento, che Altroconsumo appoggia, da molti punti di vista:
- è meglio spingere il medico a usare il nome del principio attivo e non il nome di fantasia dei farmaci: questo aiuta il paziente a capire che cosa si sta assumendo, diminuisce il rischio di prendere lo stesso principo attivo attraverso farmaci diversi, rende il cittadino più consapevole;
- sono ottimi tutti i provvedimenti che incoraggiano a usare farmaci equivalenti (o generici) al posto dei farmaci di marca: ricordiamo che un farmaco equivalente acquistato in farmacia ha tutte le caratteristiche di sicurezza ed efficacia che hanno i farmaci di marca ed è prodotto e garantito esattamente allo stesso modo;
- sono ottimi i provvedimenti che incidono sulla spesa senza peggiorare la qualità della cura: e utilizzare maggiormente i farmaci equivalenti è certamente uno di questi.
Sorprende la dichiarazione del segretario della Federazione dei medici di famiglia (Fimmg), che sostiene l’inutilità del provvedimento, adducendo il motivo che già ora il Servizio sanitario rimborsa soltanto il prezzo del generico, lasciando il resto ai cittadini. Per la Fimmg risparmiare o scaricare i costi sui cittadini è forse la stessa cosa?
Del resto, i dati parlano chiaro:  nel 2011 i cittadini hanno speso 1,32 miliardi di euro tra ticket e quota a carico del paziente in quanto hanno scelto (probabilmente quasi sempre senza un motivo clinico) la specialità di marca invece che il generico . Un aumento del 13.3% rispetto al 2010.
È necessario mettere un freno a questa tendenza.



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