Sul problema ITX, L’EFSA (Autorità europea per la
Sicurezza Alimentare) si è già pronunciata: il 7 dicembre il gruppo scientifico
su additivi alimentari, aromatizzanti, coadiuvanti tecnologici e materiali a
contatto con gli alimenti ha espresso il suo parere sui possibili rischi per la
salute associati all’ingestione di ITX (isopropiltioxantone).
La commissione europea aveva chiesto questa opinione in seguito alle segnalazioni di presenza di ITX in cartoni di latte per l’infanzia, segnalazioni fatte dall’Italia come sappiamo a partire da settembre. L’EFSA aveva tempo 6 mesi per fornire la propria risposta.
Grazie a chi come noi ha cercato di evitare un atteggiamento di mancanza di trasparenza nei confronti dei consumatori, esigendo una risposta rapida sulla tossicità o meno dell’ITX, evidenziando che il problema non era limitato a due marche di latte per l’infanzia vendute in Italia, ma aveva una dimensione ben più ampia sia in termini di tipologie di prodotti ( succhi di frutta) e sia in termini di diffusione geografica ( il problema è chiaramente europeo) , la risposta è arrivata con 4 mesi di anticipo.
Cosa dice
l’opinione ?
Al di là del titolo rassicurante del comunicato stampa, è importante cercare di capire meglio quanto espresso dal gruppo scientifico dell’EFSA.
- La valutazione si è limitata alla possibilie genotossicità (possibilità di interagire direttamente con il materiale genetico cioè DNA delle cellule). Questo perchè non esistono al momento dati su aspetti diversi dalla genotossicità. E il gruppo dell’EFSA sottolinea che, nel caso continuasse la contaminazione con ITX, sarebbe opportuno e raccomandabile fare ulteriori studi. Quindi la rassicurazione sulla non tossicità è relativa e l’assenza di ITX deve essere garantita.
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I dati disponibili e
presi in considerazione in merito al contenuto in ITX di diversi alimenti sono
forniti dall’industria. Ci sono dati relativi ai latti per l’infanzia, a latte
UHT, latte di soya, succhi di frutta, succhi di carota, succhi di pomodoro.
- La valutazione dell’ITX è accompagnata dalla valutazione di un’altra sostanza : EHDAB (2-etiesil-4-dimetilamminobenzoato). Anche tale sostanza è presente negli inchiostri utilizzati sui materiali di confezionamento dei prodotti alimentari e anche questa sostanza ha contaminato diversi prodotti dal latte ai succhi di frutta seppur in quantità più ridotta. La valutazione del gruppo scientifico la definisce come non preoccupante. Meglio, visto che non ne sapevamo proprio nulla.
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Il documento evidenzia come gli inchiostri
utilizzati sui materiali di confezionamento dei prodotti alimentari non siano
contemplati in alcuna legislazione europea specifica. Esiste solo un regolamento quadro, 1935/2004, su
materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti che specifica
la necessità che tali materiali debbano essere sicuri.
In definitiva, se l’opinione dell’EFSA è arrivata prima del previsto è forse anche merito nostro. Il contenuto dell’opinione non fa che confermare tutti i nostri dubbi circa la dimensione del problema: non solo latti per l’infanzia, non solo italiani e non solo ITX. La problematica degli inchiostri deve essere affrontata e normata a livello europeo e più in generale l’adozione del sistema REACH (inventario e classificazione delle sostanze chimiche in funzione della loro tossicità ) è una priorità. Il caso ITX non deve essere archiviato come un incidente risolto.
Tutta la vicenda ha ancora una volta sottolineato l’atteggiamento di scarsa o inesistente trasparenza che caratterizza i comportamenti di produttori e istituzioni, nonché l’importanza del nostro ruolo per cambiare questa situazione, magari riparlando della costituzione di un’agenzia per la sicurezza alimentare italiana.