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1 febbraio 2007

L'inizio d'anno non è stato tra i più rassicuranti in tema di salute. Eppure, il nostro modello di sanità pubblica è tra i migliori, offre assistenza a tutti, anche di buon livello, e se ben amministrato potrebbe funzionare bene.

L'inizio d'anno non è stato tra i più rassicuranti in tema di salute. La discussa introduzione dei ticket, il dibattito sull'accanimento terapeutico, l'inquietante spettacolo del policlinico Umberto I di Roma, che solleva il velo sulle inaccettabili carenze del nostro sistema sanitario, toccano punti nodali e sensibili da affrontare con urgenza, quali costi, organizzazione, sicurezza, libertà individuale, etica della medicina nel senso più ampio. Eppure, il nostro modello di sanità pubblica è tra i migliori, offre assistenza a tutti, anche di buon livello, e se ben amministrato potrebbe funzionare bene. Ma va ammodernato, ripulito da ogni sorta di ingerenza affaristica e politica, reso meno burocratico e più efficiente.
La disomogeneità dell'offerta di prestazioni sanitarie sul territorio, infatti, dipende in buona parte anche da questi fattori e non solo dalla regionalizzazione e da una diversa applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Abbiamo dedicato molto spazio a questi argomenti su Salutest di questo mese: un dossier sulla qualità delle cure negli ospedali, un articolo su servizi e disservizi del sistema sanitario e un altro sulla libertà di cura, cui vi rimandiamo.

In questo 2007, Altroconsumo approfondirà il tema della salute e del funzionamento del servizio sanitario, tenendo alcuni punti fermi. Primo, l'attenzione al cittadino e al suo diritto a essere non solo curato, ma anche ascoltato e rispettato. I malati devono poter partecipare pienamente alle decisioni che li riguardano. Punteremo dunque sull'informazione a tutto tondo, dalla prevenzione delle malattie al consenso informato, perché il rapporto tra chi cura e chi è curato sia meno squilibrato.

Un altro diritto sacrosanto è quello di affidarsi a un servizio sanitario di buona qualità. Questa deve poter essere misurata e controllata. Per fare ciò è necessario che siano raccolti, resi accessibili e condivisi i dati utili: da quelli sugli errori medici e sugli esiti degli interventi, a quelli sull'efficacia delle diverse opzioni terapeutiche. In Italia non esiste l'obbligo né la cultura di raccogliere dati in maniera sistematica e di centralizzarli. Si tratta di una grave carenza, che chiediamo di colmare attraverso l'obbligo di appositi registri. Questi permetterebbero anche una forma di controllo sull'attività delle strutture sanitarie, che peraltro vanno sistematicamente effettuati su tutti i fronti: sulla spesa, sugli effetti indesiderati dei farmaci, in corsia (come quelli di recente avviati dal ministro della Salute), sulla qualità e appropriatezza dei dispositivi medici.



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