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L'amministratore di sostegno

1 settembre 2008
L'amministratore di sostegno

Se con l'interdizione e l'inabilitazione il malato non autosufficiente ha scarsa o nulla possibilità di decidere per se stesso, con l'amministrazione di sostegno mantiene la capacità di agire e viene aiutato solo quando è in difficoltà.

Chi è l'amministratore di sostegno
Il caso più classico è quello dei malati di Alzheimer: persone che progressivamente riescono sempre meno a gestire la propria vita e ad amministrare anche le pratiche più banali e quotidiane.

Come aiutarle senza ricorrere all'inabilitazione o all'interdizione?
Dal 2004 in Italia (in base alla legge 6/04) esiste l'amministratore di sostegno: una persona, nominata dal giudice tutelare, che aiuta chi non è in grado di farlo a compiere alcuni atti e ad amministrare i suoi beni. Ottenere l'affiancamento di un amministratore di sostegno è una procedura abbastanza semplice, poco costosa (non serve un avvocato) e, sulla carta, piuttosto veloce (60 giorni dalla presentazione della domanda). Il vantaggio di questo istituto è la sua flessibilità: la persona assistita ottiene la massima tutela limitando il meno possibile il suo diritto di agire in modo autonomo.

Chi può chiedere la nomina dell'amministratore di sostegno
Possono chiedere al giudice la nomina di un amministratore di sostegno:

  • la persona stessa;
  • il coniuge o il convivente stabile (un implicito riconoscimento, in questa legge, delle unioni di fatto);
  • parenti entro il quarto grado (genitori, figli, nipoti, fratelli, zii, cugini);
  • affini entro il secondo grado (suoceri, cognati);
  • il pubblico ministero;
  • il tutore o il curatore.

Stretta sorveglianza
Una volta presentata la domanda il giudice tutelare fisserà un'udienza in cui incontra la persona per cui si chiede l'amministratore di sostegno e decide i compiti dell'amministratore. Proprio per limitare il meno possibile i diritti del tutelato, la legge stabilisce una serie di paletti molto precisi.

Innanzitutto, per evitare speculazioni, chi fa l'amministratore di sostegno lo fa gratuitamente: non riceve, di norma, un compenso. E non possono diventare amministratori di sostegno gli operatori socio-sanitari che normalmente assistono la persona.

Chi richiede al giudice l'amministratore di sostegno per un famigliare deve informare tutti gli altri parenti e deve dimostrare poi al giudice di averlo fatto. L'amministratore di sostegno deve inoltre periodicamente riferire, sempre al giudice, come sta seguendo il suo assistito.

Il giudice stabilisce anche, per esempio, quanti soldi del beneficiario l'amministratore di sostegno può spendere, quali atti può compiere e quali no, ogni quanto deve dar conto delle sue azioni. Il giudice può anche ovviamente annullare gli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione del suo decreto di nomina. Insomma, l'amministratore di sostegno è strettamente controllato perché non abusi del suo potere.



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