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Un consenso più informato

1 giugno 2008
Un consenso più informato

Prima di un’operazione chirurgica o di un qualsiasi trattamento sanitario i medici informano i pazienti, ma la procedura del cosiddetto consenso informato troppo spesso sembra essere un semplice adempimento burocratico.

Le domande dei pazienti
Quanto è grave la mia malattia? Cosa devo fare per curarmi? Che possibilità di guarigione ho? Che rischi corro? Ho alternative alla cura che mi prospettate? Domande legittime da parte del paziente, a cui i medici sono tenuti a dare una risposta. Lo dice, oltre che l'etica professionale, anche una legge: la 145/2001. Non sempre è necessario che il consenso informato sia dato per iscritto (firmando un modulo) anche se in alcuni casi è indispensabile: trasfusioni del sangue, sperimentazioni cliniche, esami per la diagnosi dell’Aids, impiego di radiazioni ionizzanti, trapianto di organi o tessuti. E' molto importante però, e il paziente può pretenderlo senza timore, che il medico sia a disposizione per rispondere a tutte le domande, i dubbi e le richieste prima dell'intervento. Il paziente deve anche avere (compatibilmente con l'urgenza del caso) il tempo necessario a decidere e semmai a consultarsi con amici, parenti o altri specialisti. Meglio sarebbe, ma capita di rado, che si avessero a disposizione anche informazioni scritte.

Il consenso informato è personale, nessuno può darlo al posto nostro a meno che: siamo incapaci di intendere e di volere, siamo minorenni oppure abbiamo espresso la volontà di non essere informati e abbiamo quindi delegato ad altri la scelta.

Le testimonianze sul consenso informato
Prima di un trattamento sanitario, il consenso informato è obbligatorio per legge, previsto anche da una convenzione internazionale, quella di Oviedo del 1997. Serve a fare sì che il paziente possa decidere sulla sua salute e sulle cure che gli vengono prospettate, in modo consapevole e tranquillo. Non deve dunque ridursi a un semplice adempimento burocratico, alla firma di un modulo prestampato e incomprensibile ai non specialisti, magari giusto prima di iniziare l'intervento. A volte però ancora succede. Oltre quattrocento persone hanno risposto al nostro questionario sul consenso informato. Quali sono state le principali pecche che ci hanno segnalato? Fretta, superficialità nelle spiegazioni, mancanza di tempo per decidere, insufficiente assistenza psicologica. In molti casi, le informazioni fornite dai medici ai pazienti prima di un intervento chirurgico lasciano a desiderare. Consenso più o meno informato dunque, con buoni margini di miglioramento.



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