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Cancro e qualità di vita: la sfida si può vincere

1 febbraio 2008
Cancro e qualità di vita: la sfida si può vincere

La diagnosi è più tempestiva e le terapie oncologiche sono sempre più mirate, con riflessi positivi sul benessere dei pazienti. Purtroppo il supporto psicologico è ancora insufficiente.
È quanto emerge da un'inchiesta su cancro e qualità di vita condotta in quattro Paesi europei (Italia, Spagna, Belgio e Portogallo), che ha coinvolto 3.676 persone, cui è stato diagnosticato il cancro da non più di due anni. Oggi, grazie alla ricerca, la medicina ha smesso di sparare nel mucchio, elaborando una strategia molto più raffinata e mirata, tale da colpire (quando è possibile) solo le cellule impazzite, preservando quelle sane. Allo stesso modo, gli interventi chirurgici sono sempre più conservativi dell'integrità della persona: per esempio raramente si rimuove un seno intero, ma si cerca di circoscrivere al massimo l'area interessata dall'intervento. A questo orientamento che privilegia i trattamenti "mirati" se ne aggiunge un altro che spinge a utilizzare terapie personalizzate. Non più la stessa cura per il medesimo tipo di cancro, ma terapie tagliate su misura per ogni paziente: un approccio clinico fondato sulla dimensione personale. Infatti, alcuni pazienti possono essere più ricettivi di altri nei confronti di particolari cure (ormonali, genetiche...).

Diagnosi più rapida
Più in dettaglio, dalla nostra inchiesta risulta che la maggior parte delle volte la diagnosi avviene quando il male è ancora localizzato, quasi sette volte su dieci. I tumori che riguardano seno, prostata e utero vengono diagnosticati prima di altri, mentre è più tarda la scoperta di quelli che interessano l'apparato epato-biliare, il sangue (leucemia, linfoma, mieloma) e le ovaie (quest'ultimo nel 50% dei casi è già in uno stadio avanzato).

Va da sé che prima si scopre la malattia, maggiore sarà la possibilità di intervenire chirurgicamente solo sulla parte interessata (sempre che si tratti di un tumore solido) e in modo più rispettoso dell'integrità della persona, e minore di conseguenza il ricorso a terapie più aggressive come la chemioterapia.

Il sostegno psicologico
Sempre più studi dimostrano che un supporto psicologico specifico migliora l'efficacia delle cure oncologiche e influenzare il percorso della malattia. Del supporto dovrebbero beneficiarne anche la famiglia e gli amici più stretti del paziente, perché il cancro non è mai un fatto privato dell'ammalato, ma sconvolge la vita e le relazioni di chi gli sta attorno. È importante che tutti possano superare lo shock e sappiano come comportarsi per evitare al parente o all'amico mancanza di comprensione o, peggio, isolamento e frustrazione. Peccato che in Italia questo servizio sia poco richiesto e non sempre disponibile.

Quanto soddisfatti?
Abbiamo chiesto ai pazienti come giudicano i medici, gli infermieri e le strutture con cui entrano in contatto durante le cure oncologiche, sia in ambito ospedaliero sia in quello ambulatoriale. Sono giudicati in generale più positivamente, anche se di poco, i professionisti in day hospital e i loro servizi.



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