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Fino all'ultimo respiro

1 marzo 2007

La situazione è peggiore di quella, già tragica, che dipingono i risultati ufficiali. Lo abbiamo denunciato con l'inchiesta pubblicata il mese scorso

La situazione è peggiore di quella, già tragica, che dipingono i risultati ufficiali. Lo abbiamo denunciato con l'inchiesta pubblicata il mese scorso: chi si muove nelle vie delle nostre città è costretto a respirare un aerosol di polveri sottili, che superano quasi ogni giorno, e di molto, le soglie consentite dalla legge. Soglie già frutto di compromessi, visto che non esistono limiti sotto i quali siano assenti effetti sulla salute, provatamente danneggiata dall'inquinamento dell'aria.

Nelle ultime settimane sono stati resi noti anche gli ennesimi studi che lanciano allarmi mondiali sul clima e sul futuro stesso del pianeta. La colpa è dell'uomo, del suo modo sconsiderato di approfittare delle risorse della terra, della mancanza di rispetto per i suoi equilibri, del prevalere di interessi economici nelle decisioni della politica, sul piano mondiale e su quello microlocale. E cosa si fa per cambiare rotta? Quasi nulla.
Eppure uno dei primi doveri di chi ci governa, dalle amministrazioni locali in su, è la tutela della salute pubblica. Ma ormai siamo di fronte a una emergenza sanitaria e l'inerzia esistente non è più tollerabile.

Qualsiasi provvedimento in grado di abbassare la concentrazione di inquinanti, anche in misura minima, anche se in modo non risolutivo, non va disdegnato. Dunque, meglio il blocco anche di un solo giorno in pianura padana, piuttosto che niente; ben vengano targhe alterne e divieto di circolazione per veicoli inquinanti. Intanto però devono essere attuati gli interventi strutturali per risolvere i tanti problemi creati dal traffico e rendere meno impossibile la vita delle persone che si spostano: rilancio dei trasporti pubblici, sostituzione del parco bus inquinante, integrazione delle reti di trasporto tra periferie e centro città, creazione di percorsi pedonali e ciclabili e così via. Insieme alle varie misure, occorre promuovere cambiamenti nella mentalità e nelle abitudini dei cittadini e incentivare comportamenti più virtuosi, per esempio, rendendo detraibili i costi di abbonamenti a treni, bus e metro per spostamenti di lavoro e studio.

La politica deve essere in grado di porsi e imporsi al di sopra degli interessi di parte, privilegiando quelli dei cittadini. L'Unione europea - la più impegnata contro il degrado ambientale - nelle scorse settimane, per imporre una riduzione delle emissioni di gas serra, si è scontrata con i produttori di automobili che ancora, evidentemente, non sono pronti o non hanno interesse a produrre auto meno inquinanti, nonostante impegni volontari presi da anni.

Ma lo smog è solo uno dei problemi. Il disprezzo per il pianeta si manifesta in molte altre attività umane. Siamo al punto che l'Unione europea ha proposto una direttiva per punire i crimini contro l'ambiente: chi provoca danno all'atmosfera, al suolo, alle acque, agli animali e alle piante rischierà la reclusione. Forse questo servirà a chiarire che chi non rispetta la terra mette a repentaglio la vita di tutti.



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