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L'Aids resiste, ma cambia volto

1 dicembre 2007

Il primo dicembre si è svolta la diciannovesima Giornata mondiale dell'Aids. Ancora una volta, oltre alle celebrazioni di rito, si è discusso di strategie per combattere questa malattia. Che è lungi dall'essere debellata: purtroppo, il numero di persone che si infettano con il virus dell'Hiv non cala.

Grazie alle cure, chi ha l'Aids sopravvive più a lungo, ma il numero di persone che ha contrae la malattia non accenna a diminuire, restando dal 2001 più o meno stabile.
Rispetto alla situazione dell'Africa, di cui si parla ampiamente sulla stampa, nei Paesi occidentali, tra cui il nostro, l'epidemia è più subdola, perché quasi invisibile, ma non per questo meno preoccupante. Da noi, per esempio, per colpa della disattenzione generale diminuisce la prevenzione, mentre sono sempre più necessarie campagne di informazione volte a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di proteggersi dal rischio.
Perché l'Aids resiste, ma ha cambiato volto: non esistono più persone più a rischio di altre. Ormai metà dei contagi da Hiv avviene con i rapporti eterosessuali non protetti, e a essere colpiti non sono più tanto i giovanissimi, ma uomini e donne di mezza età.



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