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Acqua potabile

11 settembre 2009
Acqua potabile

L'acqua è un bene prezioso di cui tendiamo però a fare un uso spesso distratto. Se da un lato tendiamo a sottovalutarne la qualità, il che spiega il clamoroso e ingiustificato successo delle minerali in Italia, dall'altro non ci facciamo problemi a sprecare acqua potabile in tutti i possibili usi domestici.

Come deve essere

Dal dicembre del 2003 è in vigore un decreto legislativo che recepisce una direttiva europea e regolamenta il settore delle “acque destinate al consumo umano”. Le acque per il consumo umano devono essere pure, non devono contenere microrganismi e parassiti né altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute.

In genere per le nostre inchieste facciamo una selezione dei parametri da controllare tra tutti quelli previsti dalla legge. Si tratta delle sostanze che riteniamo più rappresentative della qualità  e della tipologia di acqua, come il calcio, la durezza (la legge suggerisce che sia compresa tra 15 e 50 °F), fluoruri (valore limite: 1,5 mg/l), cloruri (limite: 250 mg/l, danno un cattivo sapore all’acqua),  solfati (250 mg/l al massimo, per lo stesso motivo dei cloruri). Poi vi sono alcuni inquinanti che testimoniano una contaminazione riconducibile a cause precise, come i nitrati (che per legge non devono superare i 50 mg/l). I metalli pericolosi, come l’arsenico (10 µg/l), il cromo (50 µg/l), il nichel (20 µg/l) e il piombo (25 µg/l, ma entro il 2013 il limite scenderà a 10 µg/l). I metalli che cambiano il sapore dell’acqua, come il ferro (200 µg/l), il manganese (50 µg/l), l’alluminio (200 µg/l).
Infine andiamo alla ricerca dei composti organoalogenati, la cui presenza è regolamentata per legge perché è il sintomo di un inquinamento da solventi industriali o di sottoprodotti della disinfezione delle acque. Per la somma dei due solventi trielina e tetracloroetilene il limite di legge è di 10 µg/l, mentre per la somma dei quattro tiralometani (cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano e bromodiclorometano) il limite è di 20 µg/l.

L’acqua del rubinetto è sottoposta a un duplice controllo. Interno, effettuato dal gestore dell’acquedotto (si va da controlli quotidiani in alcuni acquedotti fino a un controllo mensile in altri). Esterno, eseguito dalla Asl competente per territorio con una cadenza che varia a seconda della qualità dell’acqua, dei rischi di contaminazione, della popolazione servita.

L’acqua superficiale, più esposta all’inquinamento, viene sottoposta a un trattamento di potabilizzazione completo, mentre quella di falda, decisamente la più usata in Italia, subisce solo alcuni trattamenti a scopo cautelativo. Vediamo in breve quali sono, tenendo presente che non tutti gli acquedotti li usano tutti.

 

  • I filtri a carboni attivi: l’acqua passa attraverso delle reti che contengono granuli di carbonio. Questo rimuove i composti organici, in particolare i pesticidi, che restano intrappolati nei granuli. Nelle torri di areazione, l’acqua entra dall’alto e l’aria insufflata dal basso rimuove i composti che evaporano facilmente, come gli organoclorurati. Questo passaggio serve solo se si sa già che l’acqua di partenza contiene questi contaminanti.

     

  • Vi sono poi i veri trattamenti di disinfezione, usati per le acque sotteranee solo a scopo cautelativo e occasionalmente. I batteri eventualmente presenti nell’acqua si possono rimuovere con vari metodi. Aggiungendo ozono che, essendo fortemente ossidante, distrugge batteri e virus. Con la clorazione si aggiungono all’acqua componenti del cloro che hanno un elevato potere battericida. L’ipoclorito di sodio è più blando e adatto per acque che non hanno bisogno di una disinfezione spinta, il biossido di cloro, più potente, può lasciare maggiori tracce di cloriti. Infine la tecnica più moderna consiste nel sottoporre l’acqua ai raggi ultravioletti (UV), in grado di distruggere il Dna di qualunque forma vivente. Questo metodo ha il pregio di disinfettare l’acqua senza alterarne in alcun modo il sapore.

     

  • Per l’acqua superficiale serve qualche agccorgimento in più. In particolare ai trattamenti che abbiamo visto va aggiunta una fase iniziale che serve a liberare l’acqua dalle impurità più grossolane. Con la sedimentazione l’acqua riposa in vasche dove, per gravità, le particelle solide più pesanti si depositano sul fondo.
    Con la chiaruflocculazione si aggiungono sostanze chimiche dette “flocculanti” che intrappolano in fiocchi le particelle più piccole e leggere.


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