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Banche: vietato uscire

1 luglio 2005
Banche: vietato uscire

La parola concorrenza non vuole entrare nel vocabolario delle banche italiane. La nostra inchiesta sui mutui conferma la loro reticenza a dare informazioni trasparenti.

La parola concorrenza non vuole entrare nel vocabolario delle banche italiane. La nostra inchiesta sui mutui conferma la loro reticenza a dare informazioni trasparenti.

Ripetutamente abbiamo denunciato anche difficoltà e costi cui deve andare incontro chi vuole cambiare banca. Su questo fronte, almeno, abbiamo ora il conforto di una vittoria giudiziaria. Dopo la storica sentenza del tribunale di Torino, con la quale Altroconsumo ottenne la cancellazione di una trentina di clausole vessatorie abitualmente utilizzate dagli istituti di credito, dopo le pronunce contro la pratica anatocistica nel calcolo degli interessi, lo scorso marzo il Tribunale di Bolzano, chiamato a pronunciarsi contro la Banca Popolare dell’Alto Adige, ha condannato la pretesa di far pagare spese di estinzione ingiustificate al cliente che aveva deciso di chiudere il conto in seguito al cambiamento delle condizioni praticate dalla banca, caso nel quale è esclusa qualunque penalità.

Abbiamo più volte denunciato la richiesta di spese d’estinzione ingiustificate e anche l’Antitrust, su nostra sollecitazione, ha aperto un’istruttoria, ancora in corso.

Ora una sentenza ha specificato che è vessatorio pretendere, quando il cliente chiude il conto, il pagamento di somme, indicate come spese, ma non qualificabili come tali. Se questo avviene perché la banca ha cambiato le condizioni del conto, la richiesta, oltre a ostacolare la concorrenza e della libertà di scelta del consumatore, va contro la legge.

Il giudice, integrando la normativa bancaria con la legge sulle clausole vessatorie, ha tracciato un preciso cerchio entro il quale la banca deve agire, se vuole cambiare le condizioni di contratto. La banca può cambiare le condizioni soltanto se tale possibilità è prevista dal contratto con una clausola specificamente approvata dal cliente e se c’è un “giustificato motivo”.

Infine, la banca deve permettere di chiudere il conto entro 15 giorni dalla comunicazione delle variazioni senza alcun costo supplementare di estinzione, applicando, in quel lasso di tempo, le vecchie condizioni. Dalla lettura della sentenza sembrerebbe, inoltre, che si preveda a carico della banca l’obbligo di comunicare le variazioni sfavorevoli al cliente. Il termine per recedere partirebbe, in tal caso, dal momento in cui si riceve la comunicazione e non dalla data della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (inaccessibile per i cittadini), come avviene ora. Sarebbe un passo avanti. Solo un passo, però, perché senza un intervento della Banca d’Italia o del legislatore, le banche continueranno ad applicare proprie regole.

Al consumatore, per farsi valere, non resterà che la strada del contenzioso individuale, con un precedente in più a suo favore, è vero, ma con la consapevolezza di agire a proprio rischio, mentre, l’istituzione che dovrebbe vigilare resta a guardare. La Banca d’Italia infatti, interpellata da noi già nel 2001, non ha mai ritenuto opportuno intervenire sul problema delle spese d’estinzione.


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