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I consigli di investimento dei consulenti bancari

1 settembre 2008
I consigli di investimento dei consulenti bancari

Siamo andati in 93 istituti di credito di Roma, Milano e Torino a chiedere un consiglio su come investire i nostri soldi. Nella maggior parte dei casi, i consulenti ci hanno liquidato in un quarto d'ora proponendoci un investimento sbagliato oppure vantaggioso soprattutto per le commissioni che garantisce alla banca.

La nostra inchiesta: consulenti frettolosi e impreparati
"Per investire bisogna chiedere un prestito", "Di questi tempi, meglio vivere alla giornata", "Ma a lei piace il rischio?" "Mi spiace, non facciamo consulenza a chi non ha il conto corrente da noi". Sono solo alcune delle perle di saggezza finanziaria che ci hanno regalato i consulenti bancari interpellati. Il panorama emerso dalla nostra inchiesta è sconfortante: impreparazione, superficialità e opportunismo che ricadono sul risparmiatore quando si affida alle banche per investire i suoi soldi.

Direttiva Mifid: personaggi in cerca d'autore
Un quarto d'ora, è il tempo medio dedicato dai consulenti al nostro risparmiatore-tipo, davvero troppo poco per capire le sue esigenze e individuare il prodotto più adatto. Non solo. Sei agenzie su dieci non hanno rilasciato nessuna documentazione ai nostri risparmiatori-tipo tutte persone comunque non esperte a cui spesso sono stati offerti prodotti molto complicati senza che potessero portare a casa una spiegazione scritta di come venivano investiti i loro soldi. Il che la dice lunga sulla loro professionalità. Alla faccia della normativa europea in materia, la direttiva Mifid, che impone agli intermediari di dare informazioni chiare, corrette e non fuorvianti sui prodotti proposti e di valutarne adeguatezza e appropriatezza rispetto al profilo del cliente. L'obiettivo della legge è proprio di evitare che risparmiatori inesperti e poco propensi al rischio si trovino a investire in prodotti rischiosi.

Un questionario fantasma
Grazie alla nuova normativa (Mifid) banche e intermediari finanziari dovrebbero diventare trasparenti e adeguare la loro offerta di investimento al cliente che hanno davanti. Una vera rivoluzione dei rapporti tra banche e risparmiatori che dovrebbe scongiurare il ripetersi di disastri finanziari come Cirio, Parmalat, Argentina frutto della leggerezza delle banche.

Un primo passo nella direzione giusta è quello di imporre per legge la compilazione di un questionario dettagliato (Mifid) che definisce il grado di rischio del risparmiatore. Potrebbe risolvere alcuni dei problemi di trasparenza e di divario informativo che la nostra inchiesta ha messo in luce. Come sappiamo però (l'elusione della legge sulla portabilità dei mutui ne è l'esempio) le banche spesso aggirano gli obblighi di legge quindi continueremo a monitorare con le nostre inchieste il loro comportamento reale (denunciando le pratiche scorrette) auspicando che le Autorità di controllo sanzionino chi non rispetta la legge.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il futuro non è roseo. La nostra indagine sul campo realizzata 15 giorni prima dell'entrata in vigore dell'obbligo di far compilare al risparmiatore un questionario ad hoc per individuarne le caratteristiche di investitore (previsto dalla direttiva Mifid), non lascia ben sperare per il futuro. Non solo quasi tutte le agenzie bancarie non erano ancora pronte, ma nella maggior parte dei consulenti hanno consigliato investimenti sbagliati per il profilo del risparmiatore oppure si sono preoccupati di fare l'interesse della banca proponendo i prodotti della casa o quelli che garantiscono più commissioni.



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