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Tutela del risparmio: lassismo senza fondo

1 novembre 2004

Editoriale

I recenti scandali finanziari non hanno insegnato niente. La trasparenza nel settore degli investimenti rimane un miraggio e la legge sul risparmio, in discussione da quasi un anno, ancora non ha visto la luce. Cosa è stato fatto per fare chiarezza sull’ambiguità dei rapporti tra banche e imprese, sulle responsabilità degli intermediari, sull’efficacia dei controlli? Una recente sentenza del Tar del Lazio, dalla nostra associazione sollecitato, è molto emblematica di come i controlli continuino a non funzionare e di come le parole e le promesse gridate dopo le vicende Parmalat, Cirio e Giacomelli siano cadute nel vuoto.

Nel 2000 abbiamo denunciato quelle che a nostro parere erano gravi scorrettezze nella gestione dei fondi Sanpaolo Soluzione 6 e 7. La Consob ha impiegato due anni per constatare l’irregolarità della gestione, contestando ben 18 violazioni in base alle quali il ministero dell’Economia ha multato i gestori di Sanpaolo per “carenza e inaffidabilità del contenuto informativo del registro, agevolazione di un Oicr (fondo) a danno di altri, disposizione di operazioni incoerenti con gli obiettivi di investimento degli Oicr” e altre scorrettezze ancora commesse tra il dicembre ‘99 e il marzo 2000 (vedi SD n. 70, maggio 2003). Ma la Consob, per inefficienza nella migliore delle ipotesi, non ha concluso le indagini nei tempi previsti dalla legge e le sanzioni ministeriali sono state annullate dalla Corte d’appello di Milano. Dunque, le prove delle irregolarità esistono ma, in mancanza di una sentenza, non sono accessibili, il che rende difficile per i risparmiatori dimostrare i danni subiti e chiedere un risarcimento. Per conto di un nostro socio, sottoscrittore dei fondi incriminati, abbiamo chiesto alla Consob i risultati delle sue indagini, ricevendo un secco no. Ci siamo allora rivolti al Tar del Lazio che ha ritenuto la richiesta di accesso agli atti un “inammissibile esercizio di azione popolare volta al controllo della correttezza dell’attività amministrativa” e ci ha rimandati al provvedimento ministeriale mai reso pubblico. Davvero incredibile. Morale, la strada del risarcimento rimane aperta con le poche informazioni non secretate e i dati da noi stessi raccolti, ma è tutta in salita.

Lo scorso 5 ottobre si è aperto il processo contro Parmalat: gravi i reati contestati, in particolare l’aggiotaggio aggravato per avere diffuso notizie false e posto in essere operazioni simulate tali da alterare il prezzo dei titoli, le false comunicazioni sociali, l’aver ostacolato i controlli della Consob. La nostra associazione ha chiesto di essere ammessa come parte civile, per seguire il processo dall’interno e partecipare all’individuazione di tutti i responsabili del dissesto. In parallelo, è partita la class action negli Stati Uniti e sta per essere avviata la causa civile in Italia, due azioni con le quali cercheremo di ottenere i risarcimenti per le migliaia di risparmiatori che si sono affidati a noi. Oggi siamo a batterci per chiedere giustizia per i danneggiati. Ma domani, se la legge sul risparmio non sarà varata o non andrà nella direzione degli interessi dei cittadini e del mercato, anziché in quella della difesa degli assetti di potere, come sembra di capire dalla lentezza con cui procede, queste storie potranno ripetersi quasi negli stessi termini.


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