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Casalinghe disperate

3 gennaio 2006
Casalinghe disperate

La legge 3 dicembre 1999 n. 493 ha introdotto l’obbligo per casalinghe e casalinghi di sottoscrivere presso l’Inail una polizza assicurativa che dovrebbe offrire una tutela contro gli infortuni da lavoro svolto tra le mura domestiche.

Editoriale

La legge 3 dicembre 1999 n. 493 ha introdotto l’obbligo per casalinghe e casalinghi di sottoscrivere presso l’Inail una polizza assicurativa che dovrebbe offrire una tutela contro gli infortuni da lavoro svolto tra le mura domestiche. Ci sono voluti circa 5 anni perché la legge andasse a regime ma, già all’indomani dell’approvazione, avevamo manifestato il nostro scontento per un’iniziativa buona per il principio che la ispira, il riconoscimento per legge del lavoro domestico, ma che nasceva con difetti, lacune e zone d’ombra.

• La legge, all’art. 6, recita che “lo Stato riconosce e tutela il lavoro svolto in ambito domestico, affermandone il valore sociale ed economico connesso agli indiscutibili vantaggi che da tale attività trae l’intera collettività”. Bene, allora non si capisce perché la copertura degli infortuni domestici non rientri nella fiscalità generale: l’assicurazione, per di più obbligatoria, altro non è se non una tassa, che peraltro va a incidere su una fascia debole e priva di reddito proprio. Inoltre, il fatto che la polizza venga gestita dall’Inail ci pare un modo per rimpinguare le casse vuote di un istituto in deficit.

• La copertura non contempla il caso morte: in caso di decesso dell’assicurato, il coniuge e i figli non beneficiano dell’indennizzo, come accade per qualunque polizza infortuni. Quanto all’invalidità permanente, la soglia minima oltre la quale è riconosciuto l’indennizzo, fissata al 33%, è troppo alta e corrisponde a danni molto gravi, come perdere una gamba o un braccio. Bisogna arrivare a tanto per vedersi tutelati, quando le tabelle dell’Inail per gli infortuni sul lavoro fissano una franchigia del 5%?

• Non è previsto il pagamento di una diaria nel caso in cui l’infortunio domestico provochi un’invalidità temporanea, copertura che risulterebbe molto utile proprio perché spesso gli infortuni, anche se non gravi, impediscono di svolgere le normali attività domestiche e rendono necessario il ricorso ad aiuti esterni da retribuire.

• Infine, esclude chi ha più di 65 anni, lasciando senza tutela le persone più esposte al rischio.

I limiti della legge trovano un riscontro nei dati. Dall'entrata in vigore fino a fine 2004 sono stati denunciati all’Inail quasi 4.000 infortuni, ma i casi nei quali è stato ottenuto un indennizzo sono solo 109. Nei primi mesi del 2005, sono già pervenute all'istituto 4.290 denunce d’infortunio (contro le 2.946 dello stesso periodo del 2004) di cui 3.786 sono state respinte, soltanto 121 accolte, altre 383 in fase d’accertamento. Uno spiraglio potrebbe esserci. La legge prevede la costituzione presso l’Inail di un Fondo separato dove confluiscono i premi pagati e dispone che le eventuali eccedenze possano essere destinate, attraverso l’emanazione di un decreto del ministro del Welfare, al miglioramento delle condizioni attuali, vale a dire l'estensione della copertura al caso morte, il pagamento d’indennità più alte e l'abbattimento della soglia del 33%, nonché al finanziamento di campagne per la prevenzione degli infortuni. Chiediamo dunque l’emanazione di questo decreto, il cui termine è ampiamente scaduto, per migliorare la polizza eliminandone, almeno, alcuni difetti. Anche se la vera soluzione sarebbe l'eliminazione di questa inutile tassa.

 



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