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Liberare la pensione

3 luglio 2006
Liberare la pensione

Il sistema previdenziale non regge più. Non è una novità: se ne discute ormai da anni, ma ancora non si sono prese misure concrete, giuste e condivise dalle diverse parti sociali, che aiutino i lavoratori a mettere da parte proficuamente del denaro per integrare la magra pensione che riceveranno

L'editoriale

Il sistema previdenziale non regge più. Non è una novità: se ne discute ormai da anni, ma ancora non si sono prese misure concrete, giuste e condivise dalle diverse parti sociali, che aiutino i lavoratori a mettere da parte proficuamente del denaro per integrare la magra pensione che riceveranno. Misure che, insieme a una corretta informazione, dovranno anche incentivare il ricorso alla previdenza complementare, oggi irresponsabilmente poco considerata. Questa deve diventare una delle priorità del nuovo governo, che già ha espresso l'intenzione di anticipare al 2007 la riforma delle pensioni prevista nel 2008. Un'urgenza che serve anche a soccorrere le nuove generazioni di lavoratori, più soggette alla discontinuità dei rapporti di lavoro per via dei contratti atipici e dunque meno protette. Le uniche vie previste oggi dalla riforma per compensare il taglio delle pensioni future o accogliere il Tfr dei lavoratori sono strumenti di risparmio gestito: fondi pensione chiusi, fondi pensione aperti e assicurazioni sulla vita. Lo scetticismo sui fondi pensione, porta - per ora giustamente - la maggioranza dei lavoratori a scegliere di lasciare in azienda il Tfr. Ma su tre milioni di lavoratori che hanno deciso di costituirsi una pensione complementare ben 800.000 hanno optato per un piano individuale pensionistico, i cosiddetti Pip, che altro non sono che le vecchie polizze vita presentate in una nuova veste. La diffusione sempre crescente di questi prodotti, particolarmente costosi, ci preoccupa: il diffondersi di prodotti finanziari sempre più cari e poco redditizi è una tendenza che osserviamo da tempo e temiamo che possa prendere ancora più piede. È già successo, altrove: nel corso degli anni Novanta in Gran Bretagna più di un milione di lavoratori, convinto dall’enorme impegno della forza vendita delle compagnie d’assicurazioni,  ha deciso di optare, invece che per i fondi pensione, per i Pip. A fine decennio il danno per i lavoratori che fecero questa scelta fu stimato in una dozzina di miliardi di sterline, poi risarciti, ma solo in parte.

Il motivo di una simile catastrofe stava nelle commissioni elevate (analogamente a quanto accade per le polizze vita italiane) e nelle pesanti penali previste per chi usciva dal fondo anticipatamente.

Il nuovo governo deve vigilare. Insieme alle autorità preposte (Isvap, che controlla le assicurazioni, Consob, che veglia sulla trasparenza degli investimenti, Covip sui fondi pensione) dovrà tenere alta la guardia, perché fatti come quelli avvenuti in Gran Bretagna non accadano anche da noi. Per fare davvero gli interessi dei cittadini bisogna offrire loro un mercato più ampio e concorrenziale, in cui ciascuno possa scegliere liberamente come costruirsi una rendita per la vecchiaia. Nella riforma delle pensioni deve essere prevista espressamente l’equiparazione di tutti gli strumenti finanziari, estendendo le agevolazioni fiscali a tutti gli investimenti finalizzati e vincolati a fini previdenziali: titoli di Stato, buoni postali, azioni e via dicendo. Solo così si potrà creare un mercato davvero concorrenziale, in grado di offrire prodotti più competitivi.



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