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Poca fiducia nella pensione

1 novembre 2008
Poca fiducia nella pensione

Temono di non avere soldi per le cure mediche e di dover abbassare il tenore di vita. 6700 cittadini europei raccontano come cade il mito della pensione salva-vecchiaia. C'è molta incertezza su quello che sarà lo scenario pensionistico. Le variabili in gioco sono tante e quindi è difficile fare previsioni, ma un dato fondamentale che emerge dall'inchiesta è un indubbio senso di precarietà. In pochi investono nei fondi complementari.

Le nuove pensioni
Rispetto al passato, la sicurezza di ricevere una pensione dignitosa e di conoscerne in anticipo l'importo mensile non esiste più. Molte cose sono cambiate da quando l'accantonamento dei contributi rappresentava una reale risorsa per il futuro. La svolta, seppur dolorosa, è stata necessaria. Le regole con cui si andava in pensione in passato stavano portando il Paese al collasso previdenziale. Per far fronte a questo problema è nata la previdenza complementare. Invece di pagare di più i contributi obbligatori, si è scelto di creare un sistema pensionistico volontario. I lavoratori interessati sono circa 12 milioni.

Lavoratori penalizzati
La riforma del sistema pensionistico rivela già le prime pecche. Il principio, ovvero incentivare il ricorso alla previdenza complementare, è giusto, ma le modalità non sono adeguate. Con le attuali regole si è data ai lavoratori la possibilità di scegliere solo il risparmio gestito, escludendo altri possibili investimenti. Per fare davvero gli interessi dei cittadini, si sarebbe dovuta offrire la possibilità di muoversi su un mercato più ampio e concorrenziale, garantendo agevolazioni fiscali anche ad altre forme di investimento (come azioni o titoli di stato).
Questo accantonamento obbligatorio nei fondi, che di fatto ha trasferito ricchezze nelle mani di banche e assicurazioni, si sta rivelando una delusione. I fondi non stanno offrendo rendimenti vantaggiosi. E forse non a caso la previdenza integrativa non decolla: nemmeno il 40% dei lavoratori finora vi ha aderito.

La sorte dei fondi
In teoria ci sono diverse soluzioni per investire i propri soldi in una pensione complementare, ma di fatto sono solo tre gli strumenti che prevedono sgravi fiscali, diventati quindi i più utilizzati: i fondi pensione, chiusi o aperti, e i piani pensionistici individuali, i cosiddetti Pip.
Nell'ultimo anno il calcolo sulle pensioni degli italiani è un bilancio spesso in negativo. Questo è l'effetto della crisi che ha colpito i mercati, ma è anche la conseguenza di una riforma che ha di fatto trasferito le pensioni nelle mani dei signori del risparmio gestito. I prodotti che hanno una componente azionaria maggiore stanno soffrendo di più. Non è facile fare previsioni sui prossimi 20-30 anni, ma si possono fare alcune ipotesi iniziando a vedere come si sono comportati finora i principali fondi pensione. Tenendo conto del vantaggio garantito dal contributo del datore di lavoro, per la pensione vale ancora la pena puntare sui fondi chiusi.



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