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Tenete il tfr

1 settembre 2005
Tenete il tfr

La riforma delle pensioni ha compiuto 10 anni. Lo scenario che si prospetta non è dei più incoraggianti: tutti i lavoratori, chi più chi meno, al momento di andare in pensione vedranno ridotti notevolmente i propri introiti ...

Editoriale


La riforma delle pensioni ha compiuto 10 anni. Lo scenario che si prospetta non è dei più incoraggianti: tutti i lavoratori, chi più chi meno, al momento di andare in pensione vedranno ridotti notevolmente i propri introiti e non potranno mantenere lo stesso tenore di vita.

Nei casi più fortunati, si può sperare che la pensione raggiunga il 50% dell’ultimo stipendio. D'altra parte, nel 2050 il 40% della popolazione avrà più di 60 anni e già si è rotto il patto generazionale che consente che chi lavora paghi le pensioni di chi si è ritirato.
Ma la maggior parte dei lavoratori ha le idee tutt'altro che chiare: ignora quale percentuale del proprio stipendio finisca all’Inps (e non sa che serve a pagare le pensioni in essere e non ad alimentare un proprio fondo), non sa a quanto ammonterà la propria pensione futura e non pensa ad aderire a una forma di previdenza complementare o a studiare un piano alternativo di risparmio.

Bisogna invece essere già oggi più che coscienti del fatto che colmare quel 50% che manca non è cosa semplice. E, senza dubbio, non saranno le forme di previdenza integrativa, come versare il Tfr in un fondo pensione, su cui si è dibattuto tutta l'estate, a dare sicurezza e tranquillità per il futuro. Lo scontro fra Governo, sindacati e industria sulla previdenza integrativa, nonché gli interessi propri che assicurazioni e banche cercano di difendere, non fanno che aumentare confusione e diffidenza. Mentre si lesinano le più elementari informazioni che consentano ai lavoratori di prendere decisioni consapevoli e di qualche utilità.
Partiamo dalla prima. Se la riforma partirà il 1° gennaio 2006, i lavoratori dipendenti avranno tempo fino alla fine di giugno del prossimo anno per decidere se versare o no il proprio T fr in un fondo pensione. Che fare? Meglio non aderire. D'altra parte finora sono pochissimi, il 15%, i lavoratori che hanno “scelto” di aderire a un fondo pensione, per il semplice motivo che non conviene ( vedi SD n. 79, novembre 2004).

Il problema è che, con la formula del silenzio-assenso, chi non si esprimerà entro 6 mesi, sarà automaticamente iscritto a un fondo, nel quale verserà tutto il Tfr. A quale fondo? Al fondo pensione aziendale o, in sua assenza, a quello di categoria o, se neanche questo esiste, a un fondo regionale se c’è, se no a quello dell’Inps.

Data la poca informazione che - volontariamente e colpevolmente - viene data su questo tema, il rischio è che molti lavoratori si troveranno iscritti a un fondo integrativo senza saperlo - ma forse è proprio quello che si vuole - o con il dubbio  (fondato) che sarebbe stata più conveniente una scelta diversa. Questo non è fare gli interessi dei lavoratori, ma distribuire le commissioni sulla gestione di 13 miliardi di euro all'anno dei Tfr tra i soliti noti, che operano su un mercato privo di concorrenza. Per fare davvero gli interessi dei cittadini, bisogna offrire loro la possibilità di muoversi su un mercato più ampio e concorrenziale, in cui ciascuno possa scegliere liberamente come costruirsi una rendita per la vecchiaia. Per questo chiediamo che lo Stato agevoli fiscalmente tutti gli investimenti che possono essere presi in considerazione a fini previdenziali. Solo così si avrebbe maggiore trasparenza e i prodotti offerti sarebbero più competitivi.



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