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Ricongiungere i contributi per la pensione

17 gennaio 2013
Ricongiungere i contributi per la pensione

Chi, nel corso degli anni, ha cambiato lavoro ed ente pensionistico (ad esempio, ha versato i contributi prima all’Inpdap e poi all’Inps), attraverso la ricongiunzione può trasferire a un’unica cassa previdenziale (ad esempio all’Inps) tutti i contributi versati e ricevere così una sola pensione. I costi di questa operazione però sono elevati.

Ricongiunzione

Dal 2010 la ricongiunzione si paga
Dal primo luglio 2010 tutte le ricongiunzioni sono diventate onerose. Le conseguenze di questo cambiamento,  per chi non aveva inoltrato entro il 30 giugno del 2010 la richiesta di ricongiunzione o di costituzione di posizione assicurativa, sono state devastanti: per mettere insieme i vari spezzoni di contribuzione bisogna ripagare all’Inps, con gli interessi, i contributi che erano già stati pagati presso l’Inpdap, la cassa di previdenza dei dipendenti pubblici. Una norma capestro che ha lo scopo di evitare che le lavoratrici dipendenti del settore pubblico aggirassero l'ostacolo dell'innalzamento dell'età pensionabile prevista per la loro categoria (61 anni dal 2010 e 65 anni dal 2012, ora divenuti 66 per effetto della legge n.214/2011) trasferendo i propri contributi all'Inps. Con questa mossa l'Istituto avrebbe pagato la pensione al compimento dei 60 (ora 62 e 3 mesi) anni di età.

La legge di stabilità per il 2013 salva qualche naufrago
Una ciambella di salvataggio ai “naufraghi della ricongiunzione” è offerta dalla Legge di Stabilità per il 2013 che introduce importanti novità per i dipendenti pubblici iscritti alle ex Casse Cpdel (Enti locali, Asl, Municipalizzate ...), alla Cps (Cassa pensione sanitari), alla Cpi (insegnanti d’asilo e scuole private parificate) e alla Cpug (Cassa di previdenza aiutanti e ufficiali giudiziari). Questi lavoratori, se hanno cessato il servizio entro il 30 luglio 2010 senza maturare i requisiti anagrafici e contributivi per la pensione, possono trasferire gratuitamente la posizione assicurativa al regime generale Inps. Così, chi è in questa situazione potrà chiedere il trasferimento della posizione assicurativa al regime generale Inps in modo gratuito - come già avviene per gli ex Statali e per gli ex iscritti ai fondi sostitutivi che si trovano nelle stesse condizioni – anche se non aveva presentato entro il 30 luglio 2010 la specifica domanda, a condizione però che abbia cessato il servizio, senza diritto a pensione, entro la stessa data del 30 luglio 2010.

Chi ha smesso di lavorare dopo il 30 luglio 2010
Nulla da fare, invece, per chi ha smesso di lavorare dopo il 30 luglio 2010 senza maturare la pensione Inpdap, anche se a quella data avevano in corso il periodo di preavviso. Per chi è ancora iscritto all’Inpdap al 30 luglio del 2010, infatti, rimane preclusa la possibilità di trasferire gratuitamente la contribuzione all’Inps. Per questi lavoratori non cambia nulla con la nuova normativa e se vorranno ricongiungere lo dovranno fare a proprie spese oppure totalizzando i contributi ai sensi del Decreto Legislativo n. 42/2006.

Due strade

Per ricongiunzione si intende la possibilità, per un lavoratore che ha versato contributi in casse previdenziali differenti, di unificare le sue posizioni assicurative, in modo da avere un'unica pensione erogata da un solo ente previdenziale. Dal primo luglio 2010, la legge n. 122/2010 ha reso onerose tutte le ricongiunzioni, anche quelle che in precedenza erano gratuite. Con conseguenze negative per chi sperava di andare in pensione. Con un colpo di scena, però, la legge di stabilità per il 2013 ha salvato qualche dipendente pubblico che era rimasto imbrigliato nella ricongiunzione onerosa.

Totalizzazione: alternativa obbligata
Chi non può permettersi la ricongiunzione, può ricorrere alla totalizzazione. In questo caso si sommano i diversi spezzoni contributivi per raggiungere i requisiti che danno diritto alla pensione. Quest'ultima sarà spezzata tra i diversi enti, in proporzione a quanto versato dal lavoratore. La totalizzazione è gratuita, ma a differenza della ricongiunzione la pensione viene interamente calcolata con il metodo contributivo (cioè in base ai contributi versati in tutti gli anni lavorativi): sarà, quindi, più bassa.

Totalizzazione

L’alternativa obbligata per chi al 30 luglio 2010 non è iscritto all’Inps
A questo punto per la platea degli esclusi, cioè coloro che al 30 luglio 2010 erano ancora iscritti ai fondi di previdenza diversi dall’Inps, l’unica alternativa ai pesanti oneri connessi alla ricongiunzione è la “totalizzazione” : si sommano i diversi spezzoni contributivi per raggiungere i requisiti che danno diritto alla pensione che sarà spezzata tra i diversi enti, in proporzione a quanto versato ( decreto Legislativo n. 42/2006). Ma, mentre la ricongiunzione consente di avere una pensione "retributiva", ovvero calcolata, per tutta l'anzianità maturata sino al 31 dicembre 2011, in base alle ultime retribuzioni, la totalizzazione presupponeva, fino ad ieri, sempre e comunque, il calcolo della pensione con il metodo (meno favorevole) del “ contributivo” , cioè in una percentuale variabile a seconda dell'età della contribuzione versata durante gli anni di lavoro. Ecco, allora, che il legislatore, con un colpo di bacchetta magica, ha tirato fuori dal cappello la “totalizzazione retributiva”. In pratica, la possibilità di sommare i diversi spezzoni di contribuzione, conservando, contrariamente al passato, il diritto al calcolo della pensione retributiva. In questo modo ciascuno dei fondi determina il trattamento pro quota in rapporto ai rispettivi periodi di iscrizione maturati, secondo le regole di calcolo previste da ciascun ordinamento e sulla base delle rispettive retribuzioni di riferimento. Una possibilità, però, molto limitata perché, oltre a non riguardare la contribuzione versata presso le Casse dei liberi professionisti, non può essere richiesta dai lavoratori che hanno maturato un diritto a pensione autonoma in una singola gestione pensionistica ed è ammessa solo per ottenere la pensione di vecchiaia e i trattamenti di inabilità e ai superstiti.

Chi resta senza soluzioni
Non è consentito dalla nuova legge utilizzare la “totalizzazione retributiva” per ottenere la pensione di anzianità o la pensione anticipata. Così non vengono risolti i casi dei lavoratori che speravano di andare in pensione anticipata con 42 anni e più di contribuzione complessiva accreditata, ad esempio, in Inps e in Inpdap. Essi, infatti potranno accedere alla pensione in “totalizzazione retributiva” , cumulando i contributi, solo al compimento dell’età pensionabile per vecchiaia ( non prima, quindi, di 66 anni e 3 mesi nel periodo 2013/2015) e solo se non hanno raggiunto 20 anni di contributi in nessuna gestione.
E’ rimasta, inoltre, senza alcuna soluzione la situazione dei dipendenti pubblici che cessano dal servizio senza diritto a pensione in Inpdap ma con diritto in Inps (almeno 20 anni di contributi). In tali casi, infatti, non è possibile chiedere la pensione di vecchiaia con il cumulo, non è possibile trasferire gratuitamente la contribuzione all’Inps né ottenere la pensione supplementare Inpdap, visto che quest’ultima prestazione non è prevista dalla normativa di quest’Ente.