L'Agcom ha malauguratamente approvato l'aumento del canone Telecom (1,26 euro al mese più IVA) nonostante la netta contrarietà dei consumatori e degli operatori alternativi. Per motivarla l'Agcom ha, tra le altre cose, spacciato una sorta di autorizzazione della Commissione Europea che, in verità, non c'è mai stata. Infatti, i prezzi fissati dal regolatore nazionale non possono essere contestati formalmente dalla Commissaria Reding (Commissione europea per le telecomunicazioni), che non ha potere di veto, ma può esprimere solo commenti peraltro non vincolanti. In questo caso, stante l'impossibilità quindi di fare qualche cosa, la Commissione Europea è semplicemente rimasta zitta.
Quello che Telecom ha presentato come il recupero di mancato aumento dal 2002 ad oggi è una bufala, e l'approvazione dell'Agcom non può mettere a tacere le nostre perplessità che, anzi, a questo punto si allargano anche all'operato dell'Autorità.
Fino a tutto il 2007 vigeva, infatti, un meccanismo di "price cap" stabilito dalla stessa Agcom, in base al quale la variazione del canone era legata a precisi parametri, quali remunerazione degli investimenti, inflazione e recupero di efficienza. In base a questo meccanismo, Telecom avrebbe dovuto ritenersi già soddisfatta del fatto che non sia stata imposta una diminuzione del canone negli anni scorsi, avendo mancato gli obiettivi da raggiungere.
Ne è prova il fatto che, con la delibera 633/07/CSP, la stessa Agcom abbia sanzionato Telecom Italia per aver mancato l'obiettivo per il 2006: parametro fissato negli obiettivi al 13% del tasso di malfunzionamento per linea di accesso e sforato fino al valore effettivo del 14.9%.
Telecom Italia non ha affatto ancora dimostrato concretamente a fronte di quali impegni tangibili, misurabili e certificati starebbe lavorando in cambio della nuova iniezione di risorse grazie allo sforzo dei consumatori.
Nel 2008 l'obiettivo era 13.7% e Telecom ha realizzato 14.5. La proposta di Telecom Italia per il 2009, appena sottoposta a consultazione, propone un valore obiettivo di 13.6% che è addirittura inferiore all'obiettivo che avevano nel 2008 !
In sintesi, Telecom Italia ha chiesto un aumento del canone residenziale per rispettare obiettivi presentati in precedenza e mai rispettati, e Agcom, che proprio per questo l'aveva sanzionata, glie lo concede senza fare una piega. Situazione ai limiti del ridicolo, se non fosse che a pagare saranno i consumatori.
Ci sono altre ragioni per non toccare il canone. Nell'attuale situazione di crisi per le famiglie italiane, l'aumento di questa voce, come ogni altro aumento di tariffe regolamentate (energia, treni regionali, autostrade), darebbe un pericoloso segnale (soprattutto in termini di inflazione) e va quindi respinto al mittente.
Inoltre, sarà approvata a breve da Agcom anche la pretesa da parte di Telecom Italia di aumentare il cosiddetto "canone di unbundling", ovvero la tariffa che gli altri operatori di telefonia pagano a Telecom per portare il proprio servizio nelle case degli italiani (il famoso ultimo miglio). Ovviamente questo aumento si ripercuoterà ulteriormente sulle tasche degli utenti: si troveranno infatti costretti a subire passivamente l'aumento del Canone Telecom poiché passare ad altro operatore sarà sempre meno conveniente; anche le tariffe di questi ultimi, infatti, saranno così destinate ad aumentare a tutta detrazione della concorrenza del mercato.
Altroconsumo non intende, tuttavia, darsi per vinta e dopo avere contestato formalmente in audizione di fronte all'Agcom le precarie modalità procedurali con le quali sono stati acquisiti i punti di vista dei consumatori, sta seriamente valutando di ricorrere al TAR contro la Delibera dell'Agcom di aumento del canone che ancora non è disponibile. Per questo motivo è molto importante che continuiate a supportare la nostra azione aderendo alla petizione di Altroconsumo e di altre associazioni del Consiglio nazionale consumatori e utenti (Assoutenti, Casa del Consumatore, Centro Tutela Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, Codici, Confconsumatori, Movimento Consumatori).
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