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Caro-spesa: inchiesta nei mercati di quartiere

1 marzo 2008
Caro-spesa: inchiesta nei mercati di quartiere

L'inflazione galoppa. Abbiamo tutti la netta sensazione che il portafoglio sia ormai l'unico in famiglia che riesce a dimagrire senza particolari sforzi. Anche l'Istat conferma che il carovita non è mai stato così alto dall'estate del 2001.
A determinare questa impennata sono stati i generi alimentari (pane +12,5%, pasta +10%) e l'energia (benzina +12,5%, gasolio +15,8%). Secondo i nostri calcoli, ciò significa che nel 2007 una famiglia italiana media ha sborsato circa 850 euro in più per mantenere lo stesso livello di consumi dell'anno precedente. E di questi, 250 si sono volatilizzati per il cibo. La nostra inchiesta sul caro-spesa nei mercati di quartiere

Frutta e verdura sempre più care
Tra gli aumenti più eclatanti dell'ultimo anno ci sono quelli di alcuni generi alimentari di prima necessità. In particolare, oltre che per pane e pasta, l'impennata si è registrata per il prezzo di latte (+8,5%), carne (+3,5%) e frutta (+5%).

I mercati rionali e i piccoli fruttivendoli riescono ancora a catturare le preferenze degli italiani come canali d'acquisto, spesso privilegiati rispetto alla grande distribuzione. Il motivo? L'idea che acquistando alle bancarelle si riesca a risparmiare qualcosina. Sicuramente è così: in base ai dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare), pur seguendo fluttuazioni stagionali, al mercato frutta e verdura costano sempre meno che al supermercato.

Occhio alle scorrettezze
Parliamo, però, anche dell'altra faccia della medaglia. Tra gli ambulanti e i piccoli fruttivendoli è ancora prassi comune non esporre i prezzi, come vorrebbe la legge, con un cartellino ben in evidenza. E questo comporta un danno per noi consumatori che cerchiamo difficilmente di far quadrare il bilancio. Da un lato, perché non possiamo confrontare l'offerta e scegliere la più conveniente, dall'altro perché la scarsa trasparenza agevola i piccoli ma significativi comportamenti scorretti dei commercianti, la cui tendenza è quella di far salire in modo ingiustificato lo scontrino del consumatore distratto.



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