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Garanzie di autorità

1 aprile 2005
Garanzie di autorità

Non pensate che non vi riguardino da vicino le nomine dei presidenti delle Autorità indipendenti di garanzia, che si stanno decidendo in questi mesi. È in queste sedi, infatti, che si prendono decisioni chiave in pressocché tutti i settori economici, destinate ad avere grande impatto sulla vita e sulle tasche dei cittadini.

Non pensate che non vi riguardino da vicino le nomine dei presidenti delle Autorità indipendenti di garanzia, che si stanno decidendo in questi mesi. È in queste sedi, infatti, che si prendono decisioni chiave in pressocché tutti i settori economici, destinate ad avere grande impatto sulla vita e sulle tasche dei cittadini.

Rafforzare la politica della concorrenza e gestire processi di liberalizzazione in settori che hanno sempre operato in regime di monopolio; garantire universalità e continuità dei servizi, oltre a sicurezza e qualità, e una buona gestione delle risorse energetiche; vigilare sul rispetto delle regole di mercato per aumentare la possibilità di scelta e di risparmio, tutelare gli interessi dei più deboli, garantire pluralità e democrazia nelle comunicazioni. Questi alcuni dei grandi compiti affidati alle Autorità garanti della concorrenza e del mercato (Antitrust), per le comunicazioni e per l'energia.

Data l'importanza e la delicatezza delle questioni da regolare e gli interessi che ogni decisione tocca, è indispensabile porre a capo di queste istituzioni persone con requisiti di indipendenza e professionalità, come la legge richiede; così come è necessario che ogni decisione sulle funzioni e sulle competenze da attribuire ai vari organi di garanzia venga presa nell'interesse dei cittadini e della libertà d'impresa, senza che intervenga nessun altro tipo di logica.

Bisogna anche accrescere poteri e mezzi a disposizione delle Autorità, perché non vengano impugnate e vanificate le decisioni più coraggiose e più scomode, prese magari dopo indagini di anni. A parole sono tutti liberisti e interessati allo sviluppo economico del Paese, ma nei fatti le cose sono spesso diverse. Già si è persa un'occasione: pochi mesi fa sembrava quasi cosa fatta, e invece non è passato all'Antitrust il compito di vigilare sulla concorrenza tra le banche, che avrebbe finalmente allineato l'Italia agli altri paesi europei. Bankitalia mantiene questo delicato incarico, benché debba vigilare allo stesso tempo sulla stabilità bancaria e finanziaria. Sicuramente questa decisione ostacolerà i consumatori nella possibilità di accedere a un'offerta diversificata e più competitiva nel settore bancario. Tanto più che l'Antitrust ha svolto bene fino qui il suo compito istituzionale di rimuovere barriere e condotte anticoncorrenziali, ha preso molte decisioni coraggiose, come la multa inflitta alle compagnie di assicurazione, e si è meritata, in quasi 15 anni di attività, autorevolezza e prestigio. Ma c'è ancora moltissimo da fare: staremo a vedere se il nuovo presidente proseguirà su questa linea virtuosa.

Per quanto riguarda il Garante per le comunicazioni, l'espandersi e il diversificarsi, grazie alla rivoluzione digitale, dei sistemi di comunicazione lo pone di fronte a una serie di questioni delicatissime, dal pluralismo politico-culturale alla protezione dei minori negli spot televisivi. In questi anni ha ben regolamentato in alcuni settori, ma è stato assente sui controlli, mentre l'arma delle sanzioni a sua disposizione sembra spuntata. Lo abbiamo constatato a seguito dell'inchiesta di febbraio sulla pubblicità e i bambini: è impossibile infatti che il Garante non sapesse del superamento costante dei tetti fissati o del passaggio di spot non consentiti nelle fasce protette, cosa che noi abbiamo facilmente riscontrato - e denunciato - in una settimana di monitoraggio. Richiami e interventi, se e quando ci sono stati, finora si sono dimostrati inadeguati.



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